UNIONE EUROPEA O ZOLLVERIN ?

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Nel XIX secolo un ministro prussiano raccolse l’idea di un professore dell’Università di Tubinga , certo F. List, e tolse le dogane con gli stati vicini; nel giro di poco tempo la Baviera ed altri stati tedeschi seguirono l’esempio e nel 1833 lo Zollverin comprendeva una popolazione di 25 milioni di tedeschi. Fatte le debite proporzioni ,anche il processo di integrazione europea si è incamminato lungo la stessa strada: è proprio dall’unione doganale che la UE trae molte risorse economiche e la sua prima ragione d’essere.

A partire dal libro bianco del 1989 sull’abbattimento delle barriere doganali si è arrivati alla libera circolazione delle merci e delle persone all’interno del territorio UE, ma subito dopo è stato avviato anche un processo di armonizzazione che, partendo dalla normativa tecnica riguardante i prodotti, doveva arrivare al riconoscimento reciproco delle certificazioni , anche di quelle relative alle persone, come ad es. i titoli di studio. Queste scelte hanno innescato poi un processo di integrazione che doveva  investire anche il sistema istituzionale, perchè non è pensabile di poter gestire politiche importanti ed onerose economicamente come quella agricola, quella per lo sviluppo economico e sociale, quelle contro il declino economico e la disoccupazione, quelle relative alle reti di trasporti, senza un governo politico.  Buona parte di questo processo di integrazione si è realizzato e così con il trattato di Maastricht si è istituita l’Unione Europea  facendo fulcro sui così detti tre pilastri:allargamento delle dimensioni comunitarie,politica estera per la sicurezza comune, cooperazione per la giustizia e gli affari interni.

Purtroppo l’evoluzione drammatica della guerra in Jugoslavia ed il conseguente rilancio del ruolo della Nato nel continente europeo e nel mondo hanno eclissato le politiche riguardanti il secondo pilastro mentre la cooperazione per la giustizia (di polizia e giudiziaria) sembra oggi concentrarsi soprattutto sulla lotta contro il terrorismo; indiscutibile è stato invece il successo delle politiche relative all’allargamento.

Oggi ci rendiamo conto che le quote di sovranità che si devono cedere agli organi dell’UE sono un vincolo che condiziona le politiche economiche in modo molto rilevante e non sempre costruttivo:  non è sempre proficuo adottare contemporaneamente le stesse misure di politica monetaria in sistemi economici che reagiscono con tempi e modi diversi alle congiunture internazionali;  inoltre sistemi che hanno una composizione dell’apparato produttivo e finanziario meno evoluto possono avere bisogno di interventi ed investimenti pubblici tempestivi per sviluppare tecnologie e reti di comunicazione, il che richiederebbe una maggiore integrazione del governo dell’economia nel territorio. Invece oggi lo Stato Nazionale non può decidere agilmente e con flessibilità misure a sostegno delle attività dei privati, tantomeno con misure di lungo periodo volte a favorire la riconversione di settori produttivi tradizionali verso settori più avanzati.

Ecco che allora si va verso un mercato dove si radicano le posizioni dominanti ,in ambito finanziario e tecnologico, anche se i dati sulla crescita dei paesi tradizionalmente più deboli sembrano indicare il contrario. Oggi Grecia e Spagna crescono più in fretta, Cina ed India hanno tassi di crescita vertiginosi e probabilmen-te anche la Turchia, se integrata nel mercato unico, produrrebbe risultati di crescita a due cifre. In questo contesto globale ed europeo l’obiettivo che devono porsi i paesi fondatori più grandi è quello della qualità della crescita, perché non si può contrastare il declino misurandosi negli stessi settori produttivi nei quali crescono paesi emergenti spesso privi di regole a salvaguardia della salute e della dignità dei lavoratori nonché dell’ambiente.

Io credo che un’Unione Europea governata dalla burocrazia,per quanto questa possa essere di elite ed efficiente,riproduca all’infinito le stesse politiche economiche, senza soluzione di spazio e di tempo. Solo un governo politico legittimato democraticamente può agire con la dovuta elasticità dando al grande apparato degli scopi che non guardino solo all’immediato.

Michele Partesotti

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