RIFORMA della GIUSTIZIA

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La riforma della giustizia , per essere condivisibile, 
dovrebbe iniziare dall’analisi delle criticità in modo pragmatico 
come obiettivo sia di rendere efficiente ed efficace l’azione
 della magistratura, che di combattere con rigore le tre piaghe
 principali che rendono il paese ingovernabile:
la malavita organizzata , la corruzione e l’evasione fiscale
Pertanto un dialogo tra maggioranza ed opposizione si dovrebbe
 articolare prima di tutto ed urgentemente intorno ai temi della 
lunghezza dei processi a partire da quelli penali, della brevità
 delle prescrizioni soprattutto per reati  fiscali di entità 
considerevole, della responsabilità civile e penale sia dei corrotti
 che dei  corruttori .
Il problema dell’ equità dei  giudici non è verosimilmente un
 problema di natura politica, altrimenti saremmo dinanzi ad una 
società e ad un popolo dove si sono sempre perseguitati  i  potenti
  e gli imprenditori, cosa che evidentemente non è. 
Allora se iniquità possono essere commesse si tratta di azioni 
compiute in buona fede, di errori dovuti o all’ insipienza o a
 condizionamenti psicologici ed emotivi. 
Escluderei  quasi  sempre  i condizionamenti politici anarcoidi, 
sovversivi  o antagonisti al sistema economico dominante perché 
chi conosce il background culturale dei laureati in giurisprudenza,
 e i magistrati lo sono tutti, sa che in quelle facoltà si è sempre
 respirata una cultura fortemente conservatrice in termini di valori
 e di pratica politica.
Allora posto che il problema delle persecuzioni politiche non s’è 
visto praticamente, per evitare problemi sul piano dell’equilibrio
 del giudizio sul piano soggettivo  si devono limitare al massimo 
condizioni che turbino gli atteggiamenti  dei  giudici,
 atteggiamenti nel senso psicologico del termine, ovvero il lato non
 razionale dei comportamenti .  
 Infatti posto che anche i magistrati sono degli esseri umani, 
anch’essi possono risentire sotto il profilo della motivazione
 quando gli vengono tolti  i mezzi materiali, quando vengono
 insultati quotidianamente,quando li si vuole trasformare in 
imputati senza processo e li si minaccia di pesanti  ritorsioni  
economiche . 
Allora sia riguardo problemi legati ad eventuali negligenze che
 riguardo ai condizionamenti  esterni, lasciamo che i magistrati
 si organizzino , e attiviamo eventualmente dei canali per poter
 denunciare casi di cattiva giustizia davanti all’organo di autogoverno
 della magistratura anche dall'esterno.
Riguardo invece l’ultimo e forse maggiore problema, cioè la corruzione,
 diamo dei tempi alle indagini commisurati alla capacità di procedere
 del sistema giudiziariio, allungando i termini della prescrizione 
quando indispensabile, ma soprattutto si deve procedere con severità 
anche contro i corruttori, individuandone le responsabilità anche 
sul piano civile, perché i corruttori devono risarcire la comunità 
che essi danneggiano togliendo lavoro e riconoscimenti alle persone
 e agli altri soggetti che vengono privati  dei loro diritti e dei 
loro interessi economici per colpa di chi ottiene vantaggi dalle
 pubbliche amministrazioni attraverso la corruzione.
A proposito poi della riforma Alfano mettere sotto la tutela 
la Magistratura,attraverso l'elezione del Parlamento di metà CSM 
invece di un terzo, significa proprio politicizzarla, essendo
 il Parlamento l'organo che esprime la volontà politica dei cittadini. Inoltre non si capisce perchè i giudici del CSM eletti dai Magistratti debbano essere sc elti tra una rosa di estratti a sorte, forse per amore verso le estrazioni del lotto? Certo se si vuole dare una legittimazione popolare alla Magistratura allora sarebbe meglio inseguire il modello americano facendone eleggere alcuni direttamente dai cittadini!

Per finire mi sembra che l'autore di questa legge, se è vero che 
ha previsto l'inammissibilità dei ricorsi in caso di assoluzione,
  non abbia letto l'art. 111 Co  5 Cost. che dice:
''contro le sentenze e contro i provvedimenti sulla libertà personale.
...è sempre ammesso il ricorso in cassazione per violazione di legge''

potere

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Chi può pensare di avere il potere di decidere in un minuto il futuro di generazioni di italiani, senza consultare nessuno, a prescindere da quel che è costato costruire l’esistente?

Se è vero che dietro alle parole c’è un pensiero, allora chi dice un giorno “via dall’Europa ” e il giorno dopo “non usciamo dall’Europa” mi spaventa in modo direttamente proporzionale al potere che può esercitare sul governo del paese