Le riforme per il mercato

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La riforma delle professioni e la prevalenza del mercato sullo stato anche come ente certificatore è una sorta di rivoluzione culturale condivisibile nelle sue finalità e realizzabile attraverso cambiamenti anche normativi, perché chi opera sul mercato e da esso trae il proprio profitto non può chiedere allo stato che altri non operino , al solo scopo di restringere la concorrenza.
Il problema che si pone per lo stato è quello della tutela dei cittadini, a partire dalla loro sicurezza.
E’in questa logica che si presenta da un lato l’esigenza della gradualità, per dare alla societa’ ed al mercato il tempo di abituare i soggetti ad operare attraverso pratiche basate sulla trasparenza e sulla correttezza reciproca, mentre dall’altro lato c’è la necessità di mantenere la presenza di uno stato che tuteli la sicurezza anche attraverso la certificazione di posizioni, basandosi su veri controlli condivisi ed efficaci.
La praticabilità di questo schema passa attraverso una riduzione quantitativa dei compiti dello stato, ma anche attraverso una sua maggiore presenza ed autorevolezza.
A questo proposito l’Università può essere un campo d’azione importante per dare da un lato una libertà agli Atenei maggiore nei corsi più adatti alle esigenze del mercato del lavoro , ma anche per continuare a riconoscere legalmente i corsi che danno accesso alle professioni ed ai concorsi pubblici attraverso un maggiore controllo sull’efficacia e l’omogeneità dei corsi tradizionali come ad esempio medicina, ingegneria, giurisprudenza, scienze politiche, etc.

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