I VALORI

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Le idee “nobili” che nel secolo scorso hanno ispirato e guidato  milioni di uomini nelle loro scelte politiche oggi hanno perso il loro orizzonte , la loro fattibilità.

Il socialismo e la social democrazia necessitano di risorse finanziarie pubbliche che lo Stato fatica sempre più ad avere in misura sufficiente, soprattutto nei paesi emarginati o soggetti a declino.

La liberaldemocrazia  ed il neo liberismo hanno generato mercati senza regole dove i diritti dei lavoratori e dei disoccupati sono calpestati in modo sempre più drammatico ed insopportabile.

La ricerca di una forma di economia che permetta di riprodurre una società basata sull’inclusione e sulla reciprocità deve passare attraverso nuove regole per il mercato ed un rinnovamento strutturale delle pubbliche amministrazioni.

La Costituzione ed i suoi valori possono e devono essere la fonte d’ispirazione per nuove politiche economiche e per la corretta gestione della cosa pubblica; ad esempio:

  • La corruzione si deve combattere applicando il principio della responsabilità dei dipendenti pubblici e dello stato nonché attraverso il rispetto del principio dell’utilità dell’iniziativa d’impresa per il contesto in cui essa opera.
  • Lo sviluppo economico non si può perseguire senza l’equità nella distribuzione del reddito, realizzabile principalmente con l’intervento dello Stato  che deve applicare i principi costituzionali della progressività dell’imposizione fiscale e della capacità  contributiva in modo sistematico.
  • Le mafie si combattono attraverso la crescita di una convivenza sociale basata su parità tra uomo e donna, libertà d’impresa, funzione sociale del diritto di proprietà, diffusione della cooperazione in economia, tutela dell’ambiente e dei patrimoni artistici.
  • Le risorse finanziarie per rilanciare gli investimenti pubblici e privati si ottengono attraverso l’effettiva partecipazione dell’Italia, come protagonista, alle grandi organizzazioni internazionali, senza dover sempre dimostrare di essere i primi nel rigore di bilancio, perché la fiducia si ottiene attraverso la dignità di chi sa difendere la propria identità e la propria storia.
  • Il benessere si raggiunge con l’effettiva partecipazione dei giovani , da protagonisti, alla vita economica, perché il lavoro è un diritto ed un dovere di cui si devono fare carico sempre più le giovani generazioni e sempre meno le vecchie.

Ecco perché mettere al centro di un programma politico i valori oggi è più attuale che non ispirarsi ad ideologie stanche e a volte deleterie per lo sviluppo o per l’armonia sociale.

Questo non significa che non ci si debba più schierare , ma che al contrario si operino delle scelte coerenti per realizzare le riforme, lasciandosi alle spalle slogan utilizzati in modo fuorviante e qualunquista come “moderati , estremisti , rinnovatori, gente per bene, buon governo, forza Italia, europeista , rottamatore , etc.” . Queste ed altre etichette sono servite agli imbonitori grandi e piccoli per deresponsabilizzare gli elettori trasformando la democrazia in un rito sempre più vuoto e sempre meno credibile.

Coerenza , impegno e cultura devono essere le armi di chi fa politica, lasciandosi definitivamente alle spalle un ventennio di bieca avidità e corruzione.

Michele Partesotti

FUNZIONE DOCENTE

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Le funzioni che gli insegnanti devono svolgere sono descritte nel testo unico del 94 e poi recepite, in chiave applicativa, dai contratti nazionali di categoria.
Tra le altre spicca quella di mantenere le relazioni con le famiglie, che va interpretata letteralmente, nel senso di aumentare le occasioni di dialogo e di incontro , anche fisicamente.
Questa funzione è particolarmente critica nelle età dell’infanzia e dell’adolescenza, poichè nelle nostre famiglie manca sempre più spesso l’occasione dello stare insieme per moltissimi motivi, e quindi spesso l’insegnante deve “far tornare con i piedi per terra” genitori che non si rendono conto di come il figlio stia crescendo.
E’ un compito delicato ed importante che va svolto con intelligenza , ma anche con molta professionalità sotto il profilo tecnico e didattico, perché le relazioni con le famiglie devono essere sviluppate dagli insegnanti intorno al tema della valutazione oggettiva ed imparziale degli apprendimenti e del comportamento a scuola.
Questa funzione deve essere svolta con cognizione , sensibilità e senso di responsabilità, il che richiede appunto professionalità intesa nel senso di grande dispendio di tempo ed energie psicologiche e culturali.
Dagli anni novanta ad oggi abbiamo invece assistito ad un forte incremento in tutte le scuole italiane della richiesta agli insegnanti di fare da tramite per le comunicazioni più banali ed insignificanti alle famiglie, dando a loro la responsabilità formale di mandare avvisi, controllare firme, smistare insomma una grande quantità di comunicazioni , degne di un ufficio per le pubbliche relazioni. Queste incombenze , spesso imposte ai docenti interrompendo l’ora di lezione senza ritegno, sono evidentemente il frutto dell’incapacità lessicale di cogliere la differenza tra relazione e comunicazione.
Purtroppo anche noi insegnanti ci dobbiamo rendere conto che la forma è sostanza, e che se alle relazioni si aggiungono o si sostituiscono le comunicazioni, si perde il significato e la dignità di uno status, perché oggi alle comunicazioni verbali tramite gli avvisi alle famiglie qualche funzionario ministeriale ha pensato di aggiungere l’obbligo di comunicare i dati in forma elettronica quotidianamente alle famiglie.
Il registro del professore era uno strumento per supportare e validare giuridicamente il monitoraggio delle attività didattiche, permettendo all’insegnante di controllare il proprio lavoro e consentendo anche di comunicare ai genitori in modo sistematico i risultati. Il regolamento ministeriale che ha imposto l’uso del registro elettronico nelle scuole, non è nemmeno una corretta applicazione della legge sul Codice Amministrativo Digitale, in quanto essa risponde all’esigenza di digitalizzare gli archivi amministrativi per ridurre i costi e di certificare in tempo reale gli atti pubblici ai cittadini.
L’applicazione di questa norma sic et simpliciter alle comunicazioni alle famiglie da parte dei docenti è aberrante perché non interpreta né l’intenzione del legislatore in materia di informatizza-zione dei servizi, né la funzione e lo status che la legislazione scolastica attribuisce ai docenti.
Risparmi ben maggiori si potrebbero ottenere facendo digitalizzare ai docenti con cadenza mensile i risultati di apprendimento e smistando poi attraverso un unico nodo dell’Istituzione scolastica le comunicazioni ai genitori. In questo modo si agevolerebbe la volontà degli insegnanti di finalizzare il proprio tempo e le proprie competenze all’attività didattica e si eviterebbero costosi ingorghi informatici nelle comunicazioni, che restando in essere l’obbligo di utilizzare il registro elettronico durante le lezioni, producono notevoli perdite di tempo e di produttività.
Neanche un miglior funzionamento futuro del supporto informatico giustifica la trasposizione della funzione di intermediario tra allievi e famiglie a quello di erogatore di informazioni digitalizzate: si tratta di un’altra aberrazione imposta agli insegnanti che toglie loro autorevolezza e dignità professionale, senza però diminuirne le responsabilità ed aumentandone il carico di lavoro.

La soluzione forse non è nemmeno così complessa tecnicamente e passa necessariamente attraverso l’utilizzo del supporto informatico da parte degli insegnanti solo all’interno della scuola e nel trasferire le informazioni alle famiglie attraverso i siti dell’Istituto ad opera del personale amministrativo ; si tratterebbe quindi di avere un registro di classe informatico, gestito verso l’esterno dalla segreteria, e di mantenere un supporto cartaceo ufficiale dell’insegnante, invece che costringerlo a stampare registri fai da te e di compilare registri elettronici on line , che lo distolgono pesantemente dalle sue funzioni.

Michele Partesotti

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