Sviluppo insostenibile

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La ricchezza in più prodotta grazie alle nuove tecnologie applicate alla produzione industriale permette di aumentare il reddito monetario disponibile, perché nel momento in cui viene immessa in circolazione essa si trasforma in risorse finanziarie. Riuscire a stabilire esattamente dove questo denaro finisca è improbabile data la complessità dello sviluppo economico seguito alla globalizzazione.
Il fatto che sfugge più frequentemente riguarda il modo in cui questo reddito in più , che ha cominciato ad essere disponibile da quando l’automazione ha rivoluzionato la produzione, è stato immesso e redistribuito nel sistema economico.
Quest’ analisi era fattibile e dava luogo ad un dibattito sulle scelte di politica economica fino a che si aveva come riferimento un sistema economico chiuso in un territorio continentale o parzialmente globalizzato e dotato almeno di regole omogenee come nel caso del mercato comune europeo.
Diventa più difficile capire adesso come viene distribuita la ricchezza tra i diversi sistemi produttivi quando, come oggi, siamo davanti ad una grande frammentazione dei contesti sociali, economici , monetari e giuridici, anche perché in questo quadro, in cui spesso le aziende si sono internaziona-lizzate, la ricchezza in più generata dalla riorganizzazione della produzione fugge continuamente dai territori dove è stata prodotta per cercare terreni meno costosi e più fertili da sfruttare.
A questo proposito anche le scelte di politica doganale verso i mercati esterni, materia questa di competenza esclusiva UE, devono concretizzarsi attraverso dei regolamenti che tengano conto della compatibilità delle politiche doganali con il perseguimento delle finalità politiche ed economiche per il raggiungimento degli obiettivi di integrazione economica per cui è stata istituita l’Unione.
Mi riferisco all’automaticità con cui si applicano i principi del mercato liberista verso i paesi che vogliono solo esportare nella UE, paesi che attuano invece per parte loro politiche economiche sostanzialmente mercantiliste sul piano delle importazioni, consistenti nella continua svalutazione delle loro monete.
La contraddizione è ancora più stridente se si considera che le condizioni ed i limiti che vengono invece imposti solo verso le produzioni fatte in Europa, ed in particolare nei paesi che hanno aderito all’Euro, sono fonte di costi ineludibili per le aziende europee, mentre spesso le merci importate anche da paesi limitrofi sono prodotte in contesti senza regole riguardo la spesa pubblica, gli aiuti dello stato ai privati , la tutela dei soggetti deboli ed il rispetto delle risorse ambientali .
I vincoli sulla spesa e sugli aiuti di Stato alle imprese, l’imposizione fiscale crescente sulle imprese e sulle famiglie, la tutela della dignità e della sicurezza sul lavoro nonché il rispetto dell’ambiente, sono oneri che i produttori e d i cittadini europei hanno accettato per rendere sostenibile una qualità della vita migliore, ma unilaterali e fonte di concorrenza sleale dall’esterno quando subito al di là dei confini della UE vengono ignorati da paesi che hanno libero accesso ai mercati e alle risorse finanziarie europee .

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