COMPETIZIONE FINANZIARIA SOSTITUTIVA

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Quello che emerge da una visone d’insieme delle acquisizioni di imprese da parte di concorrenti esteri è un panorama coerentemente sconfortante:

  • da un lato la fortissima resistenza da parte di soggetti esteri per impedire acquisizioni di società europee da parte di gruppi italiani. Due esempi macroscopici a distanza di molti anni sono il fallimento dell’acquisto di una quota di maggioranza delle azioni della Société Générale de Belgique alla fine degli anni 80 da parte di De Benedetti, a causa dell’intervento di altri investitori esteri che bloccarono l’acquisto, facendo aumentare il valore delle azioni di quella società molto al di sopra del prevedibile. Un secondo caso , molto più recente, è l’intervento diretto del Cancelliere tedesco contro l’ipotesi di acquisto della Opel da parte di un gruppo automobilistico italiano .
  • Dall’altro lato  l’abitudine sempre più manifesta di acquisire piccole e grandi imprese italiane per fagocitare o eliminare il loro avviamento, come dimostrano moltissimi casi noti e meno noti: dal caso ignorato dell’acquisizione della piccolissima ma agguerrita Air Dolomiti da parte di Lufthansa, a quello più noto delle fonderie italiane sfruttate senza investire nemmeno per la sicurezza da parte di Thiessen-Krupp, fino a quello recentissimo in cui una società telefonica spagnola, premiando alcuni speculatori disposti a vendere le loro quote, sta per riuscire a far proprio il controllo di Telecom per sostituirsi ad essa nella gestione della sua rete commerciale mondiale

Qual è la ratio di tutto questo?

Forse la risposta sta in un’altra domanda: cui prodest ?

Evidentemente a tutti gli speculatori che sanno di poter aggredire lucrando sul valore commerciale e tecnico di società italiane senza colpo ferire, perché diversamente da quello che accade in nord Europa in Italia non esiste né un sano amor di patria da parte di imprenditori e finanzieri, né la consapevolezza politica e culturale della necessità di difendere gli interessi di tutti, anche a costo di darsi regole di mercato non perfettamente liberiste.

Michele  Partesotti

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