IL PATTO DI STABILITA’ : UNA REGOLA, UN ACCORDO O UN ERRORE ?

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These greatly increased scal imbalances in the

euro area as a whole and the dire situation in

individual member countries risk undermining

stability, growth and employment, as well as the

sustainability of EMU itself ”

-THE STABILITY AND GROWTH PACT

CRISIS AND REFORM-OCCASIONAL PAPER SERIES

NO 129 / SEPTEMBER 2011- EUROPEAN CENTRAL BANK

 

Voglio analizzare brevemente queste asserzioni, su cui si basa l’efficacia e quindi l’opportunità del patto di stabilità.

 

Punto primo: fiscal imbalances

Con questo termine si indicano sia gli squilibri tra entrate ed uscite che forme di sperequazione causate dall’evasione. Che i problemi di bilancio minino la crescita e l’impiego non è idea suffragata dalla storia recente della crescita economica nei paesi europei nel secondo dopoguerra, ma nemmeno negli Stati Uniti o in paesi dove esiste un minimo di stato sociale.

Il fatto che nei periodi di espansione dell’attività economica aumenti il debito è di per sé fisiologico; questa tendenza va contenuta , ma non nei periodi di grave crisi, per evitare di aggravare le spinte recessive.

“..tutte le nostre idee di economia , istillate in noi dall’educazione, l’ambiente e la tradizione sono, che ne siamo consapevoli o no,imbevute di presupposti teorici applicabili solo ad una società in equilibrio, con tutte le risorse produttive impiegate “

J.M. Keynes

In presenza di una grave crisi prolungata nel tempo e di stagnazione del sistema economico si deve ricorrere principalmente a tre misure:

  • Diminuzione del tasso d’interesse a lungo termine per periodi prolungati : questa è un’importante misura che , grazie alla gestione del Presidente Draghi, si è fatta in modo appropriato in Europa negli ultimi anni
  • Diminuzione degli interessi a breve per finanziare il capitale d’esercizio delle imprese, facendo si che anche le banche assumano i loro ruolo senza chiedere interessi superiori ad una soglia che permetta la profittabilità della gestione aziendale.
  • Politica monetaria espansiva che abbandoni, almeno temporaneamente, l’obiettivo di dare forza alla valuta nel sistema dei cambi internazionali.

L’obiettivo del pareggio dei bilanci pubblici è uno schema valido per difendere il valore della moneta e contenere l’inflazione e rientra tra i compiti della Banca Centrale che può e deve dare suggerimenti per perseguirlo.

Tuttavia quando perseguire l’obiettivo della stabilità e della difesa del valore della moneta con più o meno rigore riguarda la scelta di chi ha il potere di governare in modo legittimo, cioè il potere d’indirizzo politico, che dev’ essere collegato a quello di gestione in via non subalterna.

 

Punto secondo: stability

la stabilità politica non è figlia del rigore fiscale e di bilancio, ma di un patto sociale basato su una distribuzione del reddito equilibrata e percepita come sostanzialmente equa dalla maggioranza dei cittadini.

Inoltre politiche che non risolvono il problema della disoccupazione giovanile possono solo portare a due sbocchi: da un lato un crescente bisogno di spesa per sussidi di disoccupazione, dall’altro tensioni sociali e perdita di produttività.

 

Punto terzo: growth and employment,

La perdita di capacità produttiva ed i forti squilibri nell’occupazione dei paesi dell’area Euro derivano proprio dall’incapacità di perseguire attraverso investimenti finanziati attraverso nuovo debito pubblico la crescita e l’occupazione.

Quando le famiglie non spendono e gli imprenditori non investono per mancanza di fiducia è lo stato che può sbloccare la situazione , attraverso una spesa di qualità per nuove opere pubbliche e con sgravi fiscali mirati; tuttavia si deve badare bene a non cercare di ottenere questi risultati attraverso risparmi e trasferimenti da altre voci di spesa, perché il moltiplicatore del reddito funziona solo attraverso nuovi prestiti: l’esatto contrario di quello che si fa attraverso i tagli alla spesa pubblica.

Se si insiste con i tagli si mette a repentaglio la stessa stabilità di bilancio che viene compromessa dalla crisi delle entrate causate dall’impotenza della politica economica.

Solo attraverso spesa finanziata attraverso prestiti si potranno aumentare in un secondo momento il gettito fiscale e diminuire il fabbisogno per assistenza sociale,riportando in equilibrio il bilancio, purchè ciò avvenga in modo tempestivo nei paesi che hanno una forte quantità di risorse produttive inutilizzate a causa della crisi.

I paesi con bassi tassi di disoccupazione possono e devono ridurre la spesa pubblica, mentre quelli che hanno raggiunto un equilibrio di sotto occupazione, se fanno la stessa cosa, vanno incontro alla distruzione definitiva di grandi risorse produttive, con le conseguenze sociali e politiche che si possono immaginare.

Ridurre questi problemi al tema del rispetto delle regole o a giudizi moralistici è fuorviante perchè :

I – Le regole sono ordinate in modo gerarchico e quelle di grado inferiore ( i regolamenti dei governi ) non possono contraddire o rendere inapplicabili quelle di livello superiore ( le Costituzioni ed i Trattati)

II- In economia non si tratta di premiare i virtuosi né di castigare i furbi , ma di usare le risorse che la tecnica mette a disposizione nel modo più efficace per migliorare le condizioni di vita di tutti: ben vengano i furbi se trovano il modo di far crescere il benessere, l’equità e la felicità di tutti.

Punto quarto : sustainability of EMU itself

L’assunto secondo cui gli squilibri fiscali e l’aumento del debito pubblico minano e rendono insostenibile l’unione monetaria è basato su una visione che concepisce il valore della moneta come la priorità assoluta ed è sostanzialmente falso perché l’Unione Monetaria si deve basare su una valuta che fluttua liberamente nel sistema dei cambi, in modo da rendere possibile la coesistenza di sistemi economici con capacità produttive diverse e per stabilizzare un saldo commerciale positivo in tutta la UE.

L’affermazione secondo cui la sostenibilità dell’euro dipende dalla sua forza nei cambi in realtà rafforza equilibri monetari che favoriscono gli esportatori più forti a danno di quelli più deboli.

Inoltre questa posizione giustifica chi chiede alti interessi ai debitori supposti come inaffidabili, facendo coincidere gli interessi dei banchieri e degli altri soggetti creditori con gli interessi e gli obiettivi di tutta l’Unione Monetaria, il che evidentemente non è se è vero che negli ultimi anni la grande forza dell’Euro ha portato a squilibri evidentissimi tra le bilance commerciali dei diversi paesi dell’eurozona.

In conclusione l’Unione Europea deve poter agire per realizzare crescita economica , riduzione della disoccupazione e stabilità politica in modo tempestivo, senza vincoli tecnici, anche attraverso aumenti di spesa pubblica qualificata quando è necessario, e comunque in base a scelte che non possono essere imposte da nessun alto funzionario, perché devono venire da autorità politicamente legittime e responsabili dinanzi agli elettori.

QUALE EMERGENZA ?

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MANOVRE MEDIATICHE DA FONTI ISTITUZIONALI, CONDOTTE IN MODO MASSICCIO, POSSONO FAR CONFONDERE L’URGENZA CON L’IMPORTANZA E CAUSARE IN QUESTO MODO GRANDI DISASTRI QUANDO L’OPINIONE PUBBLICA E’ DISORIENTATA ED INCAPACE DI RIFLETTERE.

GLI INVESTIMENTI DIPENDONO DAL SAGGIO DI PROFITTO E QUEST’ ULTIMO DEV’ ESSERE SUPERIORE AL SAGGIO D’INTERESSE, PER GIUSTIFICARE IL RISCHIO E L’IMPRESA.

OGGI L’ITALIA VIVE UN PERIODO DI SFIDUCIA O DI FIDUCIA PRECARIA SUI MERCATI MONDIALI, CAUSATA ANCHE DA SOGGETTI INTERNAZIONALI CHE SPINGONO PER OBBLIGARCI A RIFORME CHE LORO NON ACCETTEREBBERO MAI DI FARE PERCHE’ IMPOSTE DALL’ESTERNO.

INOLTRE LE BANCHE PRATICANO VERSO LE PICCOLE E MEDIE IMPRESE TASSI D’INTERESSE A BREVE MOLTO ALTI .

LA MANCANZA   D’INVESTIMENTI , CON TUTTO CIO’ CHE NE CONSEGUE, E’ LA VERA EMERGENZA CUI FAR FRONTE.

Istruzione

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Passando in esame il numero di ore insegnate,da una recente ricerca dell’OECD risulta che nel 2008 il numero di ore annuali di insegnamento nella secondaria di secondo grado superava di poco le 600 ore annue sia in Francia che in Italia ( nel 2009 628 ore in Francia e 619 in Italia).

Il numero di settimane in cui si svolgono le lezioni è di 40 in Germania, 39 in Italia e 35 in Francia L’età della pensione per gli insegnanti in Francia è di 60 anni.

Un discorso a parte meritano le ferie degli insegnanti in tutti i paesi d’Europa:

esse corrispondono alla chiusura delle scuole che rimangono aperte al massimo per 200 giorni in Germania ed in Olanda, a cui si devono aggiungere la Danimarca e l’ Italia ,

Paesi con sistemi d’istruzione di qualità come il Regno Unito e la Finlandia non arrivano a 200 giorni annuali di lezione

I paesi in cui si va a scuola meno in Europa sono la Spagna, la Francia , ma anche la Svezia

Da un esame delle fonti Euridyce si rileva che il servizio degli insegnanti a scuola è obbligatorio:

–        in Belgio dal primo settembre fino al 30 giugno per un massimo di 184 giorni

–        in Finlandia si inizia intorno al 20 agosto e si finisce agli inizi di giugno per un massimo di 190 giorni di lezione annue

–        La Francia inizia l’anno scolastico il 3 settembre e finisce il 6 luglio per un massimo di 180 giorni annui di lezione

–        In Germania si va in genere dal 1 agosto al 31 luglio per un massimo di circa 200 giorni (nella maggior parte dei Lander)

–                  In Italia nelle secondarie di secondo grado si va dall’ultima settimana di agosto (per l’ammissione di chi ha il giudizio sospeso)  alla prima di luglio (per gli esami di Stato), per un massimo di 200 giorni di lezione

–        La Spagna prevede l’inizio dell’a.s.il 1 settembre e la fine il 30 giugno, per un     massimo di 175 giorni di lezione

Una riflessione su questi dati deve far pensare che considerando la particolare intensità ed importanza delle attività legate all’apprendimento, in tutta Europa si considera che l’impegno massimo non può superare i 200 giorni annui circa, consuetudine che risponde a necessità di aggiornamento, approfondimento, riposo psicofisico necessario per dare impulso all’impegno ed al rinnovamento educativo, didattico, pedagogico e culturale.

Mettere il corpo insegnante è personale qualificato che spende grande parte del tempo passato fuori dalla scuola per attività propedeutiche all’insegnamento o per attività obbligatorie per contratto, ma non conteggiate e non retribuite,come quelle facenti parte della stessa funzione docente :la programmazione didattica e la correzione delle verifiche scritte e la partecipazione alle attività collegiali .

Nei paesi in cui queste attività vengono svolte a scuola, esse sono anche remunerate ed in genere vengono quantificate in circa15 ore settimanali aggiuntive

A questo proposito la menzionata ricerca OECD rileva che:« La réglementation du temps de travail des enseignants varie sensiblement selon les pays. Les enseignants sont légalement tenus de travailler pendant un nombre d’heures déterminé par an dans la plupart des pays. Dans certains pays, toutefois, seul le nombre d’heures d’enseignement par semaine est spécifié, et le temps de travail hors enseignement (à l’école ou ailleurs) nécessaire par heure de cours peut faire l’objet d’estimations. »

Un’altra ricerca della stessa OECD più recentemente : “En Belgique (Communauté française), en Fédération de Russie, en Finlande, en France, en Italie et en Slovénie, le temps que les enseignants doivent consacrer à des activités autres que l’enseignement n’est pas réglementé, ni dans l’enseignement primaire, ni dans l’enseignement secondaire, mais cela ne signifie pas qu’ils jouissent d’une liberté totale en la matière. En Autriche, les dispositions légales concernant le temps de travail des enseignants se fondent sur l’hypothèse que les tâches qui leur incombent (la préparation des leçons et des examens, la correction des devoirs et des copies, la surveillance des examens et les tâches administratives) représentent un temps de travail total de 40 heures par semaine. En Belgique (Communauté flamande), le nombre d’heures à consacrer à des activités autres que l’enseignement au sein de l’établissement est fixé par les établissements. En revanche, le temps qui doit être consacré à la préparation des leçons, à la correction des copies et des devoirs des élèves, etc., n’est pas réglementé. Le gouvernement se borne à spécifier le nombre minimum et maximum de cours (de 50 minutes) que les enseignants doivent donner par semaine à chaque niveau d’enseignement (voir le tableau D4.1). »

 

In base alla stessa ricerca si stima che mediamente l’insegnamento vero e proprio rappresenti circa il 40 % dell’impegno professionale degli insegnanti, i quali svolgono le altre attività funzionali all’insegnamento  in alcuni casi sempre a scuola, in altri casi in parte a scuola in parte fuori .

L’insegnamento è un lavoro che richiede una fortissima motivazione caratteriale, culturale, affettiva e relazionale ed in Europa si è capito fin dai tempi dello stato liberale che non si possono remunerare con denaro queste qualità; ecco allora che è nata la consuetudine, anche dove gli stipendi sono assai più alti che in Italia, di non far lavorare a scuola gli insegnanti quando gli allievi sono in vacanza , perché la produttività non è data solo dal numero di ore di lavoro formalizzate.

Uno studio recente mostra come gli insegnanti siano la categoria più colpita da stress da lavoro correlato con effetti di caratteri psichiatrico.

Vorrei ricordare inoltre anche che gli insegnanti sono stati tra i primi a fare sacrifici in Italia con il blocco degli stipendi di due anni fa.

Per concludere sono convinto che chi esalta lo spazio che la tecnologia informatica deve avere nelle lezioni in classe, anche come strumento per aumentare il numero di allevi per dcocente,  non ha capito che la suola e’ l’unico posto in cui i ragazzi si ritrovano ancora tra coetanei per imparare a convivere civilmente, a comunicare verbalmente e a collaborare: il “direttore d’orchestra” va bene per persone gia’ formate e specializzate.

I nostri ragazzi a casa sempre più spesso non vedono ne’ genitori, ne’ nonni , ne’ parenti e devono mettersi davanti a una tv o a un video game per passare il tempo. Questo li impoverisce molto sul piano della comunicazione verbale e alla fine anche nella crescita affettiva e relazionale.

Ergo quello di cui hanno bisogno disperato e’ di passare almeno il sabato in famiglia e poi di andare  a scuola per ritrovare la sicurezza del loro gruppo di amici, in una classe poco numerosa dove si impara anche collaborando e comunicando civilmente, verbalmente e non, con al gestualita’ ,gli sguardi, i sorrisi etc

Michele Partesotti.

Dati statistici:

“Quel est le temps de travail des enseignants ?”

-Regards sur l’éducation © OCDE 2011