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A PROPOSITO DI DEMOCRAZIA

La sfida che si deve raccogliere è quella di saper filtrare , razionalizzare e coinvolgere il disagio dentro a progetti realistici e flessibili.

Io penso che un partito che si definisce democratico debba superare le modalità propagandistiche di comunicazione che fanno accettare alle masse le decisioni politiche calate dall’alto.

La Lega Democratica di cui abbiamo bisogno deve dar vita a una federazione di forze politiche che mantenga un legame forte con la società, utilizzando tutti i canali di comunicazione per ribaltare il modo di coinvolgere l’elettorato nella politica.

Nuove tecnologie e forme di democrazia diretta permettono di dare nuovo impulso alla partecipazione e ci possono avvicinare molto ai giovani ed alle famiglie, che sono il cuore della società italiana.

Oggi è pensabile far seguire o anche precedere le scelte politiche da consultazioni che permettono di avere costantemente dei pareri dalla “base” degli aderenti.

Dobbiamo uscire dalla trappola della burocrazia verticistica e pseudo-federalista che si riproduce in una miriade di piccole burocrazie locali, che ricercano ad ogni costo l’appoggio dei potentati locali ; il paese ha bisogno di politici che parlano alla gente e che ascoltano il parere della gente.

A causa di un malinteso spirito federalista si è indebolita la partecipazione popolare ai grandi temi della politica , perché si è dispersa l’attenzione degli elettori, disaggregando l’esercizio della libertà in politica.

Io dico che la stagione dei grandi partiti di massa non e’ finita, che si deve tornare alla politica dei comizi, di quando la gente faceva decine di chilometri anche a piedi per ascoltare i fondatori dei partiti socialisti e popolari .

Ma non si deve lasciare la piazza al demagogo di turno, che oggi può essere un “salutare” Beppe Grillo ma domani qualche uomo forte.

Io credo che  sia possibile dialogare su tutte le scelte fatte e da fare, perchè e’ parlando con la gente che si capiscono i problemi e che si trovano le soluzioni.

Certo può essere scomodo , ma solo misurandosi con la base si superano i malintesi e gli stereotipi e magari si evita la trappola del confronto mass mediatico.

Diversamente dalla destra italiana che dagli anni venti ad oggi ha rilanciato attraverso i mass media forme di cesarismo senza veli che tanti disastri hanno portato all’Italia , oggi  possiamo usare gli strumenti di comunicazione proprio per fare l’opposto:per dare l’occasione alla gente di parlare e di partecipare direttamente al processo decisionale in politica.

La politica deve diventare un processo di ricerca che nasce da un progetto flessibile, che si confronta continuamente con la realtà senza perdersi in alleanze con le lobbies locali , o tentando di cooptare gli avversari con promesse incompatibili con i propri principi.

Problemi come la tutela dei risparmiatori nei confronti delle banche e della speculazione sugli investimenti in borsa, delle assicurazioni nel settore dei contratti per responsabilità civile o ancora il rincaro insostenibile e spropositato delle abitazioni, non possono essere risolti dai vertici,dalle segreterie al Parlamento , vanno portati in Parlamento dopo un dibattito che investa tutte le parti sociali interessate: le proposte di legge possono essere anche di parte, ma devono partire dal dialogo con i sostenitori, dalla società.

Dobbiamo dare voce a tutte le categorie sociali, coinvolgendole in un disegno di governo che aggreghi gli interessi e la solidarietà su scala nazionale: in un’Europa ed in un mondo dove i sistemi politici ed economici si integrano, il nostro paese non può permettersi di moltiplicare la frammentazione, nemmeno in nome del federalismo, perchè così non si arriva all’Italia federale, ma alla Confederazione Padana e a chissà quanti altri staterelli lungo tutta la penisola .

La società per i conservatori è l’oggetto della politica, la società per i democratici deve tornare ad essere il soggetto che fa politica.

Tutte le parti sociali devono aver  voce senza far perdere l’identità politica a nessuno , grazie ad uno sforzo organizzativo che permetta, attraverso forum, consultazioni online e referendum interni , di mantenere alta e viva la partecipazione soprattutto tra i giovani , che sono il nostro futuro.

Le forme di partecipazione diventano forme di legittimazione dell’agire politico a condizione che i programmi politici vengano realizzati monitorando costantemente gli effetti che producono nella società, portando anche ad un aggiornamento continuo dei progetti medesimi.

Democrazia non e’ solo rappresentanza democrazia non e’ solo partecipazione

democrazia e’ anche e soprattutto uguaglianza nei diritti e nei doveri

In un sistema che allarga le disuguaglianze materiali e generazionali la politica può e deve tornare ad essere  il momento in cui  giovani, anziani , disoccupati e benestanti si confrontano ad armi pari sul terreno delle idee, dei diritti e dei doveri civili.

Prima stesura 28/9/2009

 

Michele Partesotti

 

https://michelepartesotti.wordpress.com/

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