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Le rivoluzioni industriali tecnologiche e digitali hanno permesso di aumentare i profitti e gli extra profitti in molti comparti industriali e commerciali privati in modo grandissimo, grazie a riduzioni di costi nei processi produttivi e ad un generale aumento del valore aggiunto di tutti i prodotti industriali; in seguito le delocaliz-zazioni in paesi con mano d’opera a costo vicino allo zero hanno aumentato ulteriormente i margini di profitto.

Ma allora perché non diventiamo tutti più ricchi ?

Se la ricchezza non si vede non è perché non viene prodotta, ma perché viene anch’essa delocalizzata in paesi dove diventa invisibile : negli ultimi decenni le crisi che si sono ripetute dagli anni 90 hanno portato ad accumulare grandissime ricchezze spostate in tempo reale attraverso i mercati finanziari sotto forma di titoli e depositi dematerializzati.

Come rispondere al ritorno della depressione ?

Come scrisse J.M. Keynes per dare una risposta alla depressione degli anni 30:

“la scuola che crede nella capacità del sistema di autoregolarsi sta assumendo in realtà che il tasso d’interesse si aggiusta più o meno automaticamente così da incoraggiare proprio quell’ammontare di beni capitali necessario a tenere i nostri redditi al massimo livello che le nostre energie,la nostra organizzazione , la nostra conoscenza di come produrre efficientemente siano in grado di provvedere… 

Nel lungo periodo il benessere economico e sociale sarà incrementato da una politica che tenda a rendere i beni capitali abbondanti…

…occorre cercare di aumentare la quota del reddito che va a coloro che potranno godere di un maggiore benessere economico avendo la possibilità di consumare di più ”

Credo pertanto che le riforme strutturali debbano investire proprio la BCE ed il suo Statuto, perchè essa deve diventare il braccio delle politiche economiche decise da chi esercita legittimamente il potere d’indirizzo: il Consiglio d’Europa ed il Parlamento, e non viceversa.

In ogni modo il problema della gestione dell’ euro è complessa, molto più di quella del del dollaro dove la Federal Reserve ha anche istituzionalmente la funzione di sostenere le politiche economiche decise dal Presidente.

La situazione dell’Europa è complicata dal fatto che abbiamo paesi che risentono con tempi ed in modi diversi del ciclo economico per cui ad es. la politica monetaria congeniale adesso alla Germania è devastante per l’Italia e viceversa.

 Le risposte a questo problema possono essere sostanzialmente 2 :

1)  lasciar prevalere il soggetto più forte e conseguentemente distruggere buona parte della ricchezza che produceva quello più debole

2)  gestire la moneta con flessibilità , incrementando i prestiti per investimenti nelle aree soggette a declino in modo massiccio e tempestivo, aggiungendo anche maggior controllo sui flussi di capitali per incoraggiare investimenti esterni e per frenare la grande speculazione.

A questo io aggiungerei anche una collaborazione più intensa che lasci però maggiore autonomia alle Banche Centrali Nazionali nell’erogazione di prestiti sul mercato secondario (entro limiti concordati con la BCE), acquistando titoli emessi da imprese e da cooperative, un po’ come ha fatto la FED recentemente per neutralizzare la tendenza delle banche ad azzerare il credito alle aziende proprio quando esse ne hanno più bisogno, nei momenti di crisi, quando essa ha operato sul mercato secondario dei titoli:

“In october 2008 the Fed announced that it would being buying commercial paper too, in effect proposing to do the lending the private financial system wouldn’t or couldn’t do “ ( P. Krugman )

Mentre negli Stati Uniti si agisce, in ambito internazionale autorevoli funzionari di istituzioni pubbliche e private promuovono quasi sempre solo le azioni che servono a limitare i rischi che corrono gli speculatori e per tutelare gli interessi dei soggetti creditori, a prescindere dagli effetti su tutti gli altri.

Siamo ad un bivio: i nostri leader grandi e piccoli, la nostra classe dirigente pubblica e privata, di umili origini o nobile che sia, deve scegliere tra sedersi sul proprio potere o far circolare le immense ricchezze che la speculazione ha accumulato in questi anni.

Ce n’è abbastanza per l’Africa povera e per il sud Europa stremato dall’arroganza del nord, per la Russia con le spalle al muro e per l’Ucraina senza speranze, per la Serbia perseguitata e per l’Argentina tagliata fuori, per il Giappone indebitato e per la Gran Bretagna speculatrice, per Israele in bilico sulle persecuzioni e per gli arabi in bilico sulle maledizioni, eccetera eccetera.

 

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