GUFI, AQUILE E TALPE

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GUFOAQUILA

di Michele Partesotti

Ho riflettuto a lungo sulle osservazioni di chi sostiene che in Italia non si investe perché le tasse sono troppo alte e perché l’a P.A. è troppo inefficiente.

In Italia il peso delle tasse sul costo del lavoro non è significativamente più alto della media dei paesi dell’eurozona:

45% in Italia contro una media del 43% nell’eurozona, con picchi del 50% in Belgio, del 47% in Francia e del 46% in Germania.

http://epp.eurostat.ec.europa.eu/statistics_explained/index.php/wages_and_labour_costs/it

Riguardo invece l’importanza dell’efficienza dei servizi pubblici, la P. A. italiana soffre sicuramente di gravi problemi in termini di lungaggini , ma questo spesso non è dovuto alla mancanza di riforme, ma all’opposto a riforme ambiziose e complicatissime sul piano normativo , cui non è seguito un adeguato potenziamento delle capacità operative a livello locale.

Basti pensare che abbiamo dal 2001 per Costituzione una prevalenza delle regioni sul piano della potestà legislativa e della gestione dei servizi, cui non è seguito uno sforzo organizzativo in termini di personale e di riordino normativo generale.

Quello che non manca invece è la volontà di tutti i politici italiani di esibirsi, soprattutto quando sono in trasferta all’ estero, in manifestazioni di rigorismo trepercentista da fare invidia ai tedeschi.

In Effetti l’Italia è l’unico paese dell’ eurozona che ha sempre rivaleggiato con la Germania nel mantenere il rapporto deficit PIL attorno al fatidico 3%, con la differenza che mentre la Germania ha successo grazie all’ aumento del gettito dovuto ai records nelle esportazioni, noi italiani imponiamo povertà ed emarginazione ai nostri figli per dimostrare che non siamo da meno.

http://epp.eurostat.ec.europa.eu/tgm/table.do?tab=table&init=1&language=en&pcode=tec00127&plugin=1

Il risultato è che siamo sempre più deboli ed i mercati lo capiscono e perciò non investono più in Italia, perché un paese governato da politici che vedono bene come le talpe non ispira fiducia a nessuno.

Ma i nostri politici vedono altro e , nonostante le leggi sulla flessibilità del lavoro , che esistono almeno dal 2003, non abbiano affatto migliorato la situazione sul fronte della disoccupazione e della produttività, essi continuano a proporre riforme di un rigore tale da far invidia ad un santone indiano.

A proposito di lungimiranza basti ricordare che hanno sostenuto a lungo che l’allungamento dell’età pensionabile non avrebbe avuto influenze negative sull’ occupazione giovanile e , very cool, che facilitare i licenziamenti avrebbe incoraggiato investimenti e consumi !

In Europa finalmente si sono accorti di noi ed hanno pensato di ricompensarci per tanta fedeltà e, considerato che anche la mafia produce , hanno rivalutando il nostro PIL, chiedendoci così di aumentare i versamenti italiani alla UE.

Ma niente paura perché la lungimiranza del nostro premier si è subito manifestata quando ha pensato bene di mettersi al fianco di Cameron nel protestare pubblicamente contro le esose richieste dei burocrati europei.

Geniale trovata sia sul piano politico che su quello mediatico, infatti Italia e Gran Bretagna sono entrambe vessate, tant’ è vero che gli inglesi godono di un trattamento privilegiato dagli anni 80, con versamenti ridotti, mentre gli italiani pagano anche per gli inglesi

“Ad esempio proprio il Regno Unito gode del cosiddetto “rebate”, ovvero il 66% della differenza fra contributi e fondi ricevuti dall’UE viene rimborsato a Londra. L’importo (4329,5 milioni nel 2013) viene redistribuito fra gli altri Paesi UE, ma non in modo equo: Germania, Paesi Bassi, Austria e Svezia hanno ottenuto di limitare il proprio contributo per coprire il “rebate” al 25% del suo valore normale, dunque gli altri 23 Paesi devono pagare dell’UE devono pagare una parte del conto degli altri cinque. L’Italia ha pagato 900 milioni nel 2013 al posto del Regno Unito (e degli altri quattro Paesi).”

Read more: http://it.ibtimes.com/articles/71834/20141025/contributi-budget-ue-grecia-germania.htm#ixzz3HrIkIC91

Sicuramente i bene informati, e gli investitori internazionali lo sono, si saranno sbellicati dalle risate nel vedere come gli italiani continuano a farsi buggerare, ma in Italia tutti zitti che sennò si apre la caccia ai gufi.

Comunque i nostri politici talpa fanno bene ad avere paura dei gufi perché prima o poi dovranno uscire dalle tane e allora quelli che vedono lontano, gufi o aquile che siano, non daranno loro scampo

TALPA

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Un pensiero su “GUFI, AQUILE E TALPE

  1. I dati dell’Ocse asserenti che la pressione fiscale per le imprese si situa nella media europea, oltre ad essere facilmente smentibili nella realtà quotidiana, nutrono dei vizi, tant’è vero che la Banca Mondiale adotta un parametro diverso chiamato “total tax rate” che tiene in conto dell’ammontare complessivo di tasse e contributi come percentuale rispetto al profitto commerciale. Inoltre, la Corte dei Conti ha evidenziato che il Pil preso in considerazione nel calcolo della pressione fiscale non è quello reale, ma quello corretto con una sommaria stima del sommerso. Lo stesso presidente della Corte dei Conti, Luigi Giampaolino, in un’audizione alla Camera svolta nel 2013 ha ammesso che la pressione fiscale reale per un’impresa è come minimo del 53%.

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