Alcune idee rivoluzionarie

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ALCUNE IDEE RIVOLUZIONARIE

 

Il nodo dello scambio basato esclusivamente sulla moneta si  intreccia  con un altro nodo , quello della proprietà privata dei mezzi di produzione che si tramanda da una generazione all’altra, ed entrambi formano il vero nodo gordiano indissolubile che lega al giogo del declino ,paradossalmente, il destino di economie arretrate insieme a quello di sistemi economici maturi , entrambi incapaci di generare e di rigenerare una classe imprenditoriale all’ altezza dei compiti e disposta a sacrificare i privilegi a vantaggio della comunità identitaria.

Il nodo della successione nella conduzione di imprese grandi e piccole deve porre il problema di nuove regole che possano imporre limiti al diritto di proprietà quando esso si innesca sull’ attività d’impresa: servono norme più articolate sulla successione, che vincolino gli eredi a dimostrare di sapere e di volere agire con la necessaria capacità imprenditoriale anche a vantaggio della società in cui operano , pechè altrimenti si potrebbe spesso arrivare allo smantellamento della produzione o per l’ incapacità di reggere alla concorrenza, o a causa del trasferimento dell’azienda a vantaggio di soggetti che difendono per lo più interessi antagonisti sia sul piano della competizione di mercato, che su quello degli interessi  delle comunità in cui l’impresa opera.

 

A questo si deve aggiungere che sostenere lo stato sociale nella situazione attuale richiede la capacità di trovare il modo di dare da un lato ossigeno all’impresa locale e dall’altro di riuscire a tassare gli extraprofitti.

Questi ultimi ,infatti , rappresentano un costo sempre più insostenibile per le economie più deboli, in quanto non  remunerano l’attività dell’imprenditore nell’azienda , ma premiano soggetti che sempre più spesso sono lontani dal buisness legato alla produzione , il che rende inaffidabile l’impegno in termini di investimenti e di remunerazione del lavoro a sostegno dei consumi.

Sostenere la produzione ed il lavoro è una mission della politica economica sociale che deve mettere ai margini il capitale, a partire dagli speculatori che per massimizzare i profitti delocalizzano anche le risorse finanziarie che sono indispensabili per far continuare o rinnovare l’azienda, senza contare che spesso si tratta di cattiva speculazione che non esita a spingere i risparmiatori nel baratro delle bolle speculative.

 

Una risposta al problema delle risorse finanziarie non autarchica, ma nemmeno globalista , può essere quella di pensare a forme societarie nuove dedicate alle PMI , parallelamente alla creazione di  borse locali  che consentano , attraverso la quotazione di nuovi titoli privati e pubblici su nuovi mercati mobiliari regionali , sia agli enti pubblici di una certa dimensione che alle PMI e agli istituti di credito presenti nel territorio di operare scambiando proprie obbligazioni ed azioni : si tratterebbe di ricostruire una rete di Borse locali.

 

Un’altra emergenza drammatica a cui far fronte con tempestività è quella dei prestiti con tassi vicini alla soglia di usura: chiunque sia vittima di questi mutui insostenibili, sia una famiglia o un’impresa, deve poter accedere ad un prestito sostitutivo della Cassa depositi e prestiti o di associazioni di banche che permettano di rinegoziare gli interessi a tassi più bassi.

RIFORME ED INVESTIMENTI: UN ESEMPIO DI MANCATA RIFORMA

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TRAGHETTI

La necessità di riforme per ottenere gli investimenti necessari per superare la disoccupazione somiglia più ad una profezia che si autoavvera che ad un fatto storicamente incontestabile o al frutto di teorie e leggi dell’economia .

Molti sono i fatti storici che smentiscono questo assunto, dalla fine della crisi in Korea nel 2000 “..markets became bullish once agin on Korea, even though structural reforms has stalled..”  P. Krugman – The return of depression economics” avvenuta in anticipo rispetto alle previsioni senza che fossero state realizzate le riforme richieste , al piano di investimenti che l’amministraz. Obama ha varato nel 2008 (A.R.R.A. di oltre 700 MLD di dollari) e che ha fatto uscire celermente gli USA dalla crisi gravissima in cui si erano trovati.

Nulla di strano che ci siano diverse teorie politiche , ma volere continuare ad applicare quelle che non funzionano , questo si è strano e dimostra ancora una volta che l’arroganza non si ferma neanche davanti alla realtà.

Si potrebbe trascurare tutto ciò, se non si trattasse di un assioma che sta smantellando dopo quella greca, anche l’economia italiana che viene venduta a pezzi proprio a chi si è avvantaggiato dei flussi finanziari arrivati ai paesi virtuosi,grazie in primis ai rating attribuiti ai cd PIGS , ma anche alle cessioni di sovranità imposte unilateralmente e progressivamente ad es. all’Italia (in barba all’art 11 della Cost. ) in materia di scelte economiche e di riforme istituzionali, costituzionali, amministrative, etc., imposizioni che hanno distolto da qualsiasi azione efficace d’investimento per reagire alla crisi

Ancora ,da sciocchi opportunisti, si potrebbe sopportare tutto questo pur di riuscire a battere il nemico, cioè la disoccupazione. Ma ecco che entra in gioco la fretta che obbliga ad alleanze contro natura sul piano del rispetto della sovranità degli elettori espressa non con i sondaggi, ma nel voto.

Un accordo politico tra parti con origini e prospettive antitetiche poteva portare solo a risultati complessi, contraddittori ed obsoleti e così è stato con la legge elettorale e la riforma del Senato, che pur essendo complicata nel voler conciliare principi come il doppio turno, le barriere d’ingresso il premio di maggioranza ed il bicameralismo imperfetto, non risolve né il problema della disaffezione e della sfiducia verso chi ha responsabilità di governo dei cittadini che si sentono traditi dai politici, né quello anche più grave del rispetto del mandato popolare ai parlamentari e del controllo dell’opposizione sull’operato della maggioranza. Se si guardano queste riforme con l’occhio dello storico , esse raccolgono l’eredità di rottami della politica come la legge Acerbo ed il Senato dello Statuto di nomina regia

Solo chi è animato da cinismo verso la democrazia e l’economia di mercato può dichiarare che indietro non si torna (sulle riforme) e che si deve pensare a misure di lungo periodo(in economia), nel corso di una crisi che ci ha portato ad un equilibrio di sottoccupazione che sta diventando permanente e di un percorso di riforme imposte senza mediazioni.

Per pensare che queste riforme vanno bene a prescindere e che la crisi passerà con interventi strutturali di lungo periodo bisogna vedere la democrazia come una sovrastruttura e l’economia di mercato come un sistema che non funziona e che quindi non può essere sanato, ma solo superato.

Il fatto è che si devono prendere decisioni urgentissime, che passano attraverso il rafforzamento del ruolo dello stato in funzione di supporto e di stimolo all’economia di mercato nel-l’ immediato.

Un esempio per tutti: la Sardegna, dopo anni di chiusure e di vendite di attività industriali, sta vedendo un barlume di speranza grazie alle sue grandi risorse turistiche. Anche un ragazzino intuisce che il contenimento del costo del viaggio via mare è strategico per dare ossigeno agli operatori turistici della Regione ed alle casse pubbliche.

Ora da grandi riformatori come quelli che abbiamo al governo ci si può aspettare un’azione fulminea di ristrutturazione della compagnia navale pubblica, per renderla più efficiente ed agire così di stimolo alla concorrenza tra le grandi compagnie che operano nel settore del trasporto via mare, in modo da tenere bassi i prezzi dei biglietti.

Ma ecco i nostri grandi riformatori in azione: stanno vendendo l’unica grande compagnia di traghetti statale ad un oligopolista concorrente il quale, operando in regime di duopolio, potrà accordarsi facilmente per fissare il prezzo dei biglietti dei traghetti alle tariffe più alte, elevando così i profitti senza dover fare investimenti per aumentare il numero dei turisti in transito. Se si considera che la Sardegna è una delle regioni meno popolate e con una capacità ricettiva in continua espansione, si capisce bene la differenza che c’è tra una scelta di ragioneria per fare cassa, magari imposta da qualche alto burocrate dalle alte torri del nord, agli antipodi da quella che può e deve essere fatta come scelta di politica economica  per fare crescere le attività turistiche nel quadro della lotta contro la disoccupazione.

Prof. Michele Partesotti