MAMA & PAPA

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MAMA&PAPA

Il diritto di formare una famiglia, previsto anche nella “Carta dei diritti fondamentali dell’UE” (art.9),non deve fondersi e confondersi con le comprensibili aspirazioni di chi si unisce per una convivenza anch’ essa fondata sull’ amore, ma che non ha lo stesso valore affettivo nei confronti dei figli e di discendenza verso la comunità.

La lettera e lo spirito della Costituzione dettano il rispetto della famiglia naturale , tant’è che si è evitato di definire matrimonio l’unione di coppie diverse.

Al di là delle convinzioni religiose, chi scommette l’esistenza   e costruisce un progetto di vita   che ha come sbocco naturale la famiglia formata da mamma, papà e bambini viene valorizzato nella Costituzione perché le nostre radici ci hanno tramandato questa società ed è questa la società che viene condivisa da tutti, perché tutti fanno riferimento alla famiglia naturale, dagli albori della civiltà, compresi gli omosessuali.

In economia poi, si devono perseguire le scelte che permettono di assicurare i diritti costituzionali e democratici ed infatti ad es. in Francia da anni distinguono bene la famiglia con figli da quella senza, applicando bene il principio della capacità contributiva.

Com’è possibile che in Italia proprio i politici che sono stati eletti da chi vuole giustizia e progresso siano ossessionati dalle unioni e dalle convivenze spesso precarie di chi non vuole sposarsi per condividere un’esistenza?

Come può succedere che tutti contemporaneamente si dimentichino dell’equita nell’imposizione fiscale, mentre i giovani non riescono, non possono ed alla fine non vogliono più nemmeno pensare a fare una famiglia come i loro genitori e i loro nonni?

 

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CUPERTINO

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terrorismo

E’ naturale che il giudice ordini alle società private di collaborare con il loro know how tecnologico per trovare i complici di delitti e di stragi.

Normalmente le società private sono disponibili, anche per difendere la loro immagine pubblica , e collaborano nelle indagini

Invece questa volta la grande multinazionale ha fatto ricorso a tutta la sua influenza mediatica per opporsi

Ormai ci siamo abituati a vedere le grandi multinazionali americane come dei giganti buoni , che pagano decine e centinaia di milioni di multe, comminate da questo e quel tribunale, per motivi spesso difficili da verificare come ad es. la tutela della concorrenza o aleatorie evasioni fiscali.

Oggi l’azienda invece ha rigettato subito la richiesta del giudice, ma non seguendo solo le consuete vie legali, bensì accusando apertamente la giustizia di essere ingiusta, con uno slancio che ricorda un uomo di governo italiano di qualche anno fa.

Ma qui le cose si fanno in grande , mobilitando il consenso-dissenso verso la giustizia con modalità mediatiche che ricordano un modo di far politica e di legittimare le scelte che di democratico ha solo l’apparenza.

Ancora il caso potrebbe confinarsi nella cronaca se non fosse riferito al soggetto più importante del globo in ambito informatico, se non riguardasse la tutela del diritto più importante della persona.

Perché Cupertino vuole decidere quello che è giusto ponendosi al di sopra della legge?

Davvero non può permettersi di adempiere, sobbarcandosi l’onere di decriptare e poi criptare di nuovo i dati dei suoi clienti?

La lotta al terrorismo, ormai, la devono fare solo i piloti che rischiano di essere bruciati vivi se catturati

Stabilità o equilibrismo ?

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Oggi lasciar fallire un’azienda o un distretto produttivo non significa più lasciare che nuove aziende più efficienti sostituiscano quelle obsolete, perchè le produzioni che si perdono verranno sostituite da produttori esterni, probabilmente extreuropei.

E’ quindi urgentissimo avviare dei programmi di prestiti per investimenti selettivi

Gli interventi anche sotto forma di agevolazioni fiscali per nuovi investimenti privati devono mirare a salvare i distretti e le aziende delle aree soggette a declino, cioè quelle dove si sta sedimentando un equilibrio di sottocupazione che logora le risorse umane e produttive.

Allora, visto il perdurare dlla crisi , siccome lo stesso “Trattato sulla stabilità, sul coordinamento e sulla governance nell’unione economica e monetaria” all’art 2 co 3 stabilisce che

 Il presente trattato si applica nella misura in cui è compatibile con i trattati su cui si fonda l’Unione europea e con il diritto dell’Unione europea…  ”

e siccome il trattato dell’Unione Europea stabilisce che

“..(L’Unione)  Si adopera per lo sviluppo sostenibile dell’Europa, basato
su una crescita economica equilibrata e sulla stabilità dei prezzi, su un’economia sociale di mercato ….. che mira alla piena occupazione e al progresso sociale,..”

allora è proprio giunto il momento , invece di continuare a chiedere flessibilità in un dialogo tra sordi, di ridiscutere un trattato che fissa un limite arbitrario del 3 per cento di spesa a prescindere dalla qualità della spesa medesima e della congiuntura, perché continuare ad applicarlo significa rendere impossibile il perseguimento degli obiettivi di coesione economica e sociale per i quali l’Unione è stata fondata.

PER UNA NUOVA TEORIA DEL VALORE

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E’ concettualmente necessario, nella produzione, superare lo schema logico secondo cui il proprietario ha il diritto di godere di tutti i frutti dei suoi beni , perchè essa trae origine dall’ idea del godimento di frutti naturali, che si accrescono grazie al lavoro ed alla fertilità naturale, per cui sono di chi li ha e basta.

Nella produzione in economia l’accrescimento della ricchezza deriva in minima parte dal lavoro manuale ed in nessun modo  dalla fertilità naturale, bensì in larga misura dalla fertilità culturale di tutti.

In un sistema globalizzato che dematerializza continuamente tutto è necessario il paradosso metodologico di partire da una realtà virtuale di grande efficacia: la società intesa come interazione dei soggetti che partecipano alla costruzione del modo di essere e di agire di tutti.

Il valore della ricchezza di una società è dato dalla produzione che essa è in grado di realizzare.

Se dobbiamo considerare il lavoro come elemento centrale nella composizione della produzione, allora non possiamo più trascurare l’apporto delle macchine e quindi due sono i casi, o retribuiamo,oltre ai pochi lavoratori, principalmente i proprietari delle macchine, oppure consideriamo anche l’apporto di altri soggetti, esterni, ma non estranei alla produzione.

Questi “ soggetti altri” sono quelli che causano un continuo accrescimento della produzione in termini di qualità e di quantità attraverso l’erogazione di servizi che permettono di modificare in modo competitivo il processo ed il prodotto.

Tra queste agenzie di erogazione sono da considerare in primis  le famiglie e l’istruzione che qualificano il capitale umano, ma anche lo stato come principale soggetto attivo del welfare che, insieme ai soggetti attivi nel terzo settore, ricostituisce continuamente il capitale umano.

Se è concettualmente chiara la composizione della produzione con riferimento agli attori che la rendono possibile, è ben più complesso stabilire chi e come deve essere remunerato per le attività che causano la produzione.

Il nodo gordiano da sciogliere è quindi quello di stabilire come retribuire in modo equo tutti questi attori , per rendere sostenibile la produzione medesima.

L’ostacolo che limita la capacità di sciogliere questo nodo è di carattere sociale prima che giuridico, discende dal fatto che chi possiede gli strumenti finanziari per riprodurre l’azienda si accaparra immediatamente gran parte del valore che l’azienda produce, senza dover retribuire altri attori esterni,che pure sono indispensabili per realizzare la ricchezza.