LA LEGGE ELETTORALE ITALIANA

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La legge elettorale in Italia è singolare perchè contempla un cospicuo premio di maggioranza, nonostante le tragiche e più recentemente disastrose conseguenze che questo meccanismo ha innescato in passato.
Mi riferisco alla così detta legge Acerbo che nel 1923 fu approvata per volontà di Mussolini il quale voleva così impadronirsi del Parlamento per metterlo al proprio servizio, indipendentemente dalla volontà della maggioranza disgregata all’opposizione.
La stessa cosa la fece Calderoli  con grande volgarità quando impose una sua legge che , minando le basi della democrazia Parlamentare, aveva ed ha evidentemente lo scopo di dare il paese nelle mani di una maggioranza irresponsabile che lo avrebbe con ogni probabilità portato alla dissoluzione.
Dati i precedenti storici, la cosa che più deve stupire è che chi si definisce democratico si gingilli anch’ egli con questi meccanismi esplosivi per la legittimazione popolare di chi governa o approva le leggi.
Una strada nel segno della continuità delle nostre istituzioni democratiche è quella del doppio turno, che funziona bene per l’elezione dei sindaci e che era già presente nell’ ordinamento parlamentare italiano prima della grande guerra.

Certo , non essendo oggi prevista in Italia l’elezione diretta del premier , si deve fare uno sforzo di fantasia per costruire un  doppio turno diverso rispetto al sistema francese e rispetto a quello dei comuni.
Allora si potrebbe pensare ad un sistema in cui al primo turno si presentano , con barriere del 2-3%, tutte le forze politiche ammissibili, le quali otterranno poi il riconoscimento di una percentuale di voti dell’elettorato su base nazionale.

Poi , al secondo turno, si potranno presentare solo i primi 2 partiti che daranno così vita a 2 coalizioni a cui si dovranno aggregare tutti gli altri.

A questo punto si potrebbe garantire ai partiti che si aggregano una quota di seggi ,nella coalizione a cui hanno aderito, proporzionata ai voti che aveva ottenuto al primo turno, assegnando in questo modo il 50% dei seggi della coalizione.

Il restante 50% dei seggi di coalizione dovrebbe essere destinato alle preferenze degli elettori.
Il secondo turno in questo modo non avrebbe bisogno né di premi o barriere , né di collegi uninominali , e con il meccanismo proposto si potrebbe garantire una rappresentanza a tutti i partiti della coalizione, che non avendo però un loro simbolo alle elezioni, non avrebbero una loro organizzazione partitica riconoscibile in parlamento e dovrebbe essere identificabili solo come membri della coalizione che li ha eletti.

Prof. Michele Partesotti

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