La valle perduta

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C’era una volta una valle non tanto grande , ma neanche piccola, vicina alle grandi montagne, ma non lontana dalla grande pianura. In questa valle le colline partono da Montecchio Maggiore, ancora dominata dal  Castello dei Montecchi, e a poco a poco diventano montagne, crescendo in altezza fino a formare un massiccio roccioso, famoso per le gesta eroiche dei nostri soldati che tra milioni di indicibili sofferenze non lasciarono mai avanzare di un metro il nemico: il Pasubio. Giù da queste montagne scorre l’Agno ,che parte da Recoaro celebre per le  acque e passa da Valdagno da dove il Conte Gaetano Marzotto , a capo nell’ottocento di un’impresa che si fregiava del titolo di “Ente morale”, fece costruire una ferrovia per collegare le sue fabbriche ed il suo paese a Vicenza.  In questa valle fino a metà degli anni ottanta passava una statale lunga e dritta , fiancheggiata da una ferrovia su cui transitava un treno piccolo , ma efficiente, che si fermava nelle sue stazioncine in stile alpino; dopo la guerra questa valle era ancora costellata di case padronali d’epoca rinascimentale. Nel frattempo però le concerie di Trissino avevano continuato ad acquisire quote di mercato grazie anche al fatto che la Germania aveva rinunciato alle sue quote di produzione della pelle, considerando l’attività conciaria troppo inquinante. Neggi stessi anni la Miteni scaricava inquinanti che avvelenavano le falde giù fino a Cologna Veneta. In questo contesto culturale e politico viene smantellata la ferrovia fatta dai Marzotto . Per allargare la strada? No, la strada principale non cambia . Nel decennio successivo però, negli anni 90 viene iniziata una superstrada sulla sinistra dell’Agno che parte da Valdagno e che si ferma inspiegabilmente dopo circa 10 km senza nessun raccordo con la statale, dopo essere passata sotto l’abitato di Cornedo Vicentino. Dopo il 2000 poi viene iniziata un’altra superstrada che inizia da Montecchio Maggiore , ma si ferma anch’essa dopo circa 10 km ricongiungendosi alla vecchia statale vicino a Trissino. Poi viene iniziata la pedemontana ed è un tripudio di gigantesche rotatorie che si sussueguono a circa un chilometro l’una dall’altra a comnciare da Trissino per arrivare a Valdagno, per più di dieci chilometri lungo la vecchia statale che si trasforma da lungo rettilineo in una serie pazzesca di tornanti.  Naturalmente non manca un gigantesco nuovo raccordo autostradale a Montecchio maggiore con le relative altrettanto gigantesche rotatorie. Tutto questo avveniva e continua ad avvenire in una valle abitata da laboriosissimi ed attivissimi cittadini veneti, convintissimi di essere ben governati anche perchè lungo tutta la valle circola un solo giornale e la gente è troppo occupata nei suoi affari per occuparsi anche di politica .

Michele Partesotti

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