I diversi effetti del rigore di bilancio

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Se è ragionevole sostenere che i paesi con maggior debito pubblico devono , nel tempo , spendere meno per appianarlo, è vero anche che essi senza un incremento delle attività economiche e della produzione rischiano concretamente di avvitarsi in una stasi senza fine, cioè nel declino. Allora è singolare che l’unione Europea da un lato cerchi di imporre il rigore di bilancio con maggiore severità ai paesi più indebitati, mentre dall’altro abbia nei suoi trattati e tra le sue istituzioni dei fondi (FESR e FSE) destinati esplicitamente ad interventi destinati alla lotta contro il declino. Ora i casi sono due: o l’obiettivo prioritario è il primo, ed il secondo è uno “zuccherino” per far ingoiare la pillola del rigore, oppure la coesione economica e sociale è l’obiettivo prioritario scritto e sottoscritto nei trattati, per cui il pareggio di bilancio è un doveroso auspicio dei responsabili delle politiche monetarie, da perseguire con mezzi che non impediscano il raggiungimento degli obiettivi principali.

Se, come penso, l’ipotesi legittimamente  in campo dev’essere quest’ultima, allora non ci può essere un accordo dei paesi più forti per punire chi ricorre al deficit spending come misura “disperata” per uscire da una situazione di sotto-occupazione, ma al contrario.

Al contrario vanno attivate vere risorse finanziarie dirette a promuovere investimenti pubblici per la messa in sicurezza e la prevenzione contro i cambiamenti climatici, per la costruzione di infrastrutture che riducano l’inquinamento in città come le metropolitane , ecc.

Ci vogliono alcune centinaia di miliardi di investimenti della BEI (Banca Europea degli Investimenti), per avviare un vero moltiplicatore del reddito. L’amministrazione Obama ha speso più di 850 Miliardi di Dollari pubblici per farlo , ed ha portato la disoccupazione negli USA sotto il 10 per cento in tempi di crisi.

Diversamente potremmo avere la stagnazione, il declino ed il trionfo dei paesi più forti , con un’egemonia commerciale nelle esportazioni che nemmeno i Ministri mercantilisti del Re di Francia  si sarebbero sognati

Michele Partesotti

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