A PROPOSITO DI LEGGE ELETTORALE…

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18/dic/07

Il problema della  compatibilità del sistema partitico con la stabilità delle istituzioni democratiche ha investito l’Italia sin dai tempi del suffragio universale maschile, con la nascita dei grandi partiti di massa.

Io penso che oggi,dopo i molti tentativi di polarizzare il sistema partitico, sia più che mai evidente che partiti democristiani, comunisti, socialisti,neoliberali , localisti ed ambientalisti sono profondamente radicati nella cultura politica e che la loro fusione forzosa in due grandi formazioni di destra e di sinistra,oltre ad essere difficile,potrebbe portare ad un allontanamento ancora maggiore dei cittadini dalla politica, dando ancora più spazio al qualunquismo .

Comunque se è vero che non c’è stata una polarizzazione spontanea attorno a due grandi partiti, più che indagare sulle ragioni storiche credo che vada fatta una riflessione sulla natura della società italiana e sulle forze che nel bene e nel male esprimono la deprecata frammentazione politica. Oltre che l’espressione del clientelismo le piccole formazioni partitiche sono a volte il frutto di diaspore o di innesti di altre culture politiche;  possono contenere cioè il seme del rinnovamento, purchè non finiscano per giocare il solito ruolo di ricatto non appena riescono ad entrare in Parlamento. Insomma se ancor oggi abbiamo un sistema politico frammentato ed instabile non è solo a causa delle leggi elettorali che si sono succedute, perché è anche l’elettorato che rifugge alla logica bipolare. Che questo piaccia o no in democrazia gli elettori vanno rispettati nel senso che invece di forzare attraverso riforme improbabili imposte dall’alto si deve cercare di interpretare ed indirizzare la volontà dell’opinione pubblica verso sbocchi costruttivi. Questo significa ,nella fattispecie, evitare di sopprimere le forze politiche minori con barriere e premi di maggioranza e trovare modalità di aggregazione che coinvolgano l’elettorato.

Il modello che più si avvicina a queste esigenze è quello a doppio turno con l’elezione diretta del premier: questo sistema permette di far partecipare tutti alle elezioni e, con opportuni accorgimenti, potrebbe dare a tutti i partiti che aderiscono ad una coalizione uno spazio proporzionato ai voti che hanno ottenuto nel primo turno. Così si potrebbe trasformare quella che oggi è fonte di instabilità e frammentazione in ricchezza di proposte all’interno delle coalizioni e maggior rappresentanza nel Parlamento.

Oltre a ciò se si vuole evitare una polarizzazione forzata, indotta attraverso il potere economico da un lato e attraverso le posizioni di dominio dall’altro, io credo che il rinnovamento della legge elettorale debba andare di pari passo con una nuova regolamentazione delle campagne elettorali, ove venga dato spazio in modo equilibrato a ciascun competitore e venga messo un limite alla propaganda a pagamento.

M.P.

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