Teoria del valore umano e sociale

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PER UNA NUOVA TEORIA DEL VALORE

 

E’ concettualmente necessario, nella produzione industriale e tecnologicamente progredita, superare lo schema logico sul quale si fonda parte del diritto di proprieta’.

L’idea secondo cui il proprietario ha il diritto di godere di tutti i frutti dei suoi beni , trae origine dal principio per cui chi ha il possesso del fondo e lo coltiva si giova della fertilita’ naturale del medesimo,che essendo una condizione immateriale casuale,in origine non prodotta dall’uomo, non determina la necessita’ di remunerare nessuno per aver reso il fondo piu’ o meno fertile.

Da qui il diritto del proprietario,normalmente anche possessore,di godere dei frutti naturali dei suoi beni, che si accrescono grazie al lavoro ed alla fertilità naturale, per cui i frutti sono di chi  ha in proprieta’ il bene e basta .

 

Nella produzione nell’ economia di oggi l’accrescimento della ricchezza deriva in minima parte dal lavoro diretto ed in nessun modo  dalla fertilità naturale, bensì in larga misura dalla fertilità culturale intesa come capacità di coltivare ,accudire ed accrescere il capitale umano necessario per avere un sistema di mercato competitivo e civile.

 

In un sistema globalizzato che dematerializza continuamente tutto è necessario il paradosso metodologico di partire da una realtà virtuale di grande efficacia e realismo: la società intesa come interazione dei soggetti che partecipano alla costruzione del modo di essere e di agire di tutti.

 

Il valore della ricchezza di una società è dato dalla produzione che essa è in grado di realizzare,ma considerando il lavoro come elemento centrale nella composizione della produzione, non possiamo più trascurare l’apporto dell’automazione, dell’organizzazione e delle reti che veicolano i beni e i servizi che integrano e sostituiscono il lavoro dell’uomo. Tuttavia se ignoriamo che il valore aggiunto apportato dalla tecnologia e’ messo in atto grazie alla formazione del capitale umano, finiamo con il remunerare,come in effetti sta accadendo, in minima parte i pochi lavoratori, ed in larga misura i proprietari della tecnologia. Costoro, per effetto del crescente sradicamento delle aziende dai territori d’origine, in realta’ solo in parte svolgono il ruolo di imprenditori o di investitori consapevoli ed in parte sempre minore contribuiscono a formare capitale umano,se invece di reinvestire nei territori dove ha avuto origine la produzione e invece di versare una quota consistente dei profitti a chi costruisce capitale umano e sociale, sottraggono risorse dal contesto in cui vengono prodotte, evitando di remunerare molti dei soggetti che lo creano per aumentare i propri profitti sempre e sempre di piu’.

E’ come se  le foglie e le cortecce che cadono dagli alberi nel bosco, invece di trasformarsi in humus fertile , venissero portate via ed ammucchiate sempre in un deposito lontano da cui non tornano : le condizioni che rendono possibile la creazione e l’utilizzo di un sistema sociale evoluto da parte degli attori economici si generano solo se viene data alla societa’ la possibilita’ di alimentare la cultura, la scienza, la salute ed un sistema di relazioni fondate sull’equita’.

 

Consideriamo allora che,per remunerare chi costruisce il capitale umano e sociale, si deve anche individuare l’apporto di altri soggetti esterni, ma non estranei alla produzione.

Questi “soggetti altri” sono quelli che causano un continuo accrescimento della produzione in termini di qualità e di quantità attraverso l’erogazione di servizi che permettono di modificare in modo competitivo il processo ed il prodotto.

Tra queste agenzie di erogazione sono da considerare in primis le famiglie ed il sistema d’istruzione, che formano e qualificano il capitale umano, ma anche lo stato come principale soggetto attivo del welfare che, insieme ai soggetti ed enti culturali, sociali e religiosi del terzo settore, forma e ricostituisce continuamente le competenze,le capacita’ e le relazioni civili tra le persone.

 

Se è concettualmente chiara la composizione della produzione con riferimento agli attori che la rendono possibile, è ben più complesso stabilire chi e come deve essere remunerato per le attività che causano la produzione.

Si tratta di un esercizio molto piu’ che teorico, perche’ segna la differenza che c’e’ tra un campo irrigato con un sistema che tiene conto delle stagioni e delle colture, ed un campo coltivato a piu’ non posso, fino ad esaurire le falde e le proprieta’ chimiche del terreno.

Il nodo gordiano da sciogliere è quindi quello di stabilire come retribuire in modo equo tutti questi attori , per rendere sostenibile la produzione medesima ed attraverso essa un’economia di mercato, evitando di fare anche della societa’ un deserto.

L’ostacolo che limita la capacità di sciogliere questo nodo è di carattere sociale e giuridico, discende dal fatto che da sempre chi possiede gli strumenti finanziari per riprodurre l’azienda si accaparra immediatamente del valore che l’azienda produce, senza dover retribuire altri attori esterni,che pure sono indispensabili per realizzare la ricchezza.

Se cambiamenti si sono avverati nella seconda meta’ del secolo scorso, al di la’ dei motivi storici che resero possibile una forte imposizione fiscale verso i redditi elevati ed elevatissimi , oggi osserviamo che la globalizzazione sregolata, resa possibile dall’abbandono sempre piu’ evidente dello stato sociale, ha spinto in avanti drammaticamente il divario tra i ricchi ed i poveri, con prevedibili conseguenze sulla capacita’ di produrre una spinta nella crescita della societa’ civile che si nutre di equita’ e di reciprocita’, condizioni necessaria per  rigenerare l’economia di mercato fondata in primis sulla domanda interna.

La prima e piu’ semplice possibilita’ per evitare la crescente desertificazione culturale della societa’,finanziaria dello stato, e’ quella di imporre, invece che  stupidi dazi sulle importazioni verso chi ha spostato le produzioni all’estero per pagare meno gli operai ed eludere il fisco, l’obbligo di mantenere la sede ed il nucleo tecnico delle societa’ nei paesi in cui esse sono state costituite, cosi da impedire ad eredi incapaci e a speculatori senza scrupoli di espropriare intere comunita’ di attivita’ che fanno parte della loro stessa ragion d’essere.

 

In questo modo non si privano i proprietari della liberta’ di produrre, ma si richiama anche loro al dovere di remunerare tutti quelli che rendono possibile la produzione spesso con apporti immateriali come il know how, l’ immagine dell’azienda , la capacita’ progettuale di difendere e rafforzare questa immagine.

Michele Partesotti

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Riflessioni, ovvero tre buone ragioni politiche per difendere la Repubblica Una e indivisibile

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Sintetiche conclusioni dell’analisi della riforma voluta da Napolitano

 

A cura del Prof. Michele Partesotti

Questa riforma, che viene rappresentata come l’abbandono del bicameralismo ed ungrande opportunità di cambiamento, mantiene nell’iter legislativo il percorso della doppia approvazione delle leggi in materia di riforma Costituzionale, nelle materie collegate al governo locale , ma anche in parte in tutte le altre materie di competenza dello Stato ove il nuovo art 70 stabilisce che :

“Ogni disegno di legge approvato dalla Camera dei deputati è immediatamente trasmesso al Senato della Repubblica che, entro dieci giorni, su richiesta di un terzo dei suoi componenti, può disporre di esaminarlo. Nei trenta giorni successivi il Senato della Repubblica può deliberare proposte di modificazione del testo sulla quale la Camera dei deputati si pronuncia in via definitiva.”

Pertanto mentre oggi la doppia approvazione è sempre necessaria per favorire una maggiore discussione in Parlamento e nel paese, poi lo sarà ancora per molte materie importanti di competenza dello Stato quando lo chiederanno i delegati delle Regioni , scelti dai partiti. 
Il potere del Senato delle Regioni di intervenire sulla discussione e sull’ approvazione di norme su materie di competenza esclusiva dello stato si configura fattivamente come un potere politico di controllo dei governi locali sulla potestà legislativa statale, di dubbia legittimità sotto il profilo del rispetto del principio di sovranità popolare, in quanto non legittimato da un mandato ad hoc degli elettori, spurio sotto il profilo del principio della separazione dei poteri, che limita di fatto l’autonomia della Camera eletta dai cittadini per l’esercizio della sua funzione principale: la potestà legislativa.
Questa funzione di controllo delle Regioni sullo Stato si instaura di fatto a causa sia dei procedimenti legislativi previsti da questa riforma, che della modalità di nomina dei Senatori da parte delle Regioni, portando il confronto politico in Parlamento dal merito del contenuto delle leggi, a complicazioni nel processo legislativo per altre cause , anche di carattere finanziario ( basti pensare al potere del Senato di proporre emendamenti su quasi tutte le materie di competenza dello stato ed alle modalità di approvazione delle leggi di Bilancio, che dà alle Regioni il potere di emendare il Bilancio dello Stato ): di fatto le regioni potranno accordarsi per inibire il Parlamento  nel legiferare  ed al governo di realizzare il suo programma ogni volta che lo riterranno necessario o utile per i loro scopi.
Questa riforma, presentata come necessaria per uscire dalla crisi economica non ha nessun effetto positivo né sull’ efficacia dell’azione di governo , né sull’ abbreviazione dell’iter legislativo, ma aggiunge un soggetto estraneo, le Regioni, nel percorso di approvazione delle leggi di competenza dello Stato , mantenendo nel contempo tutte le materie su cui le Regioni già legiferano nell’ ambito della loro esclusiva competenza ed aumentandole aggiugendo le materie che oggi sono di competenza concorrente.

 

Coordinamento orizzontale e verticale per i poteri delle Regioni

 

Il superamento della frammentazione e della disomogeneità nella gestione dei servizi e delle attività economiche di competenza delle regioni è un tema che potrebbe dare impulso all’economia di tutto il paese ,sia sotto il profilo del risparmio che dell’impulso all’attività economica .
Si tratterebbe insomma di dare alla camera delle regioni uno strumento normativo ad hoc, ad es. la direttiva, per fare in modo che tutte le regioni si diano norme omologhe , armonizzate tra loro (ad es. in Germania il Bundesrat ha uno strumento normativo , le “leggi cornice”, per coordinare l’azione dei lander)
Questa riforma , nonostante la sua lunghezza, si limita nell’art 117 a cancellare tutte le materie di competenza legislativa concorrente che oggi le regioni devono concordare con lo Stato, attribuendole in via esclusiva alle regioni,senza proporre soluzioni al problema del coordinamento verticale ed orizzontale delle funzioni legislative ed amministrative.

 

Omissioni e trasgressioni

I parlamentari non rappresentano più la nazione (art 67)
I parlamentari continuano a decidere da sé il proprio stipendio (art 69)

Il nuovo art 116 aggiunge ai poteri delle regioni autonome , come anche ai poteri di altre regioni che lo richiedano le seguenti materie:

“Ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia limitatamente alle………
politiche sociali, n), o), …. politiche attive del lavoro e all’istruzione e formazione professionale, q), ….. commercio con l’estero, s) e u), ….. governo del territorio, possono essere attribuite ad altre Regioni, con legge dello Stato, anche su richiesta delle stesse.”..Omissis

Il nuovo art 117  mantiene la potestà legislativa generale in capo alle Regioni ed aggiunge altre competenze delle Regioni

.”..rappresentanza delle minoranze linguistiche, ..pianificazione del territorio regionale e mobilità al suo interno, di dotazione infrastrutturale, di programmazione e organizzazione dei servizi sanitari e sociali, di promozione dello sviluppo economico locale e organizzazione in ambito regionale dei servizi alle imprese e della formazione professionale; salva l’autonomia delle istituzioni scolastiche, in materia di servizi scolastici, di promozione del diritto allo studio, anche universitario; in materia di disciplina, per quanto di interesse regionale, ..”.Omissis

Come detto per tutte queste attività, strategiche per lo sviluppo economico e sociale del paese, non c’è uno strumento di coordinamento per generare economie e punti di riferimento virtuosi nella gestione dei servizi sul territorio.

Il nuovo art 118 attribuisce una generica responsabilità amministrativa per l’efficienza e l’efficacia delle funzioni esercitate dagli enti territoriali,  attribuisce la funzione  di controllo sulle attività amministrative locali in capo alla Magistratura, eliminando qualsiasi strumento di controllo e di indirizzo politico generale sulla gestione locale.

La sovranità è del popolo che la esercita nelle forme della Costituzione

 

Prof. Michele Partesotti

Crescita insostenibile

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commercio

La crescita insostenibile

 

Ci sono paesi nei quali la domanda interna sostenuta da una maggior propensione al consumo è dovuta in primis a condizioni di reddito generali più basse, che spingono le famiglie ad indebitarsi con maggior facilità, il che comporta una spinta verso la crescita economica che, in assenza di una diminuzione strutturale della disoccupazione, viene alimentata continuamente dal prestito bancario, drenando le risorse finanziarie disponibili per gli investimenti privati.

Vi è invece un paese che fonda la propria crescita economica su continui aumenti nelle esportazioni, il che alimenta forti capacità d’investimento privato che non si trasformano necessariamente in consumi interni più elevati senza una crescita dei redditi dei lavoratori dipendenti ed una conseguente generale maggior propensione al consumo. Inoltre , in sintonia con la teoria keynesiana, si può sostenere che la crescita economica fondata sull’aumento delle esportazioni di un singolo paese drena risorse finanziarie, di capitali, di investimenti privati e pubblici dalla comunità al singolo paese grande esportatore, che si accaparra quote di mercato internazionali sempre maggiori sottraendole alla disponibilità generale e mettendo in difficoltà gli altri. Questa posizione in passato ha generato conflitti anche armati , il che è assolutamente antitetico rispetto alle finalità della UE.

Quello che non è compatibile con un normale grado di QI è che si continui a perseguire il rigore di un parametro stabilito prima e al di fuori della crisi economica, che si voglia considerarlo indiscutibile a tutti i costi senza nessuna giustificazione economica, giuridica e logica.

E’ ragionevole ipotizzare che chi mette ancora al di sopra della necessità di una crescita equilibrata in tutta l’UE il cosiddetto rigore del pareggio, ipotizzare che costui abbia ben presenti i vantaggi e le opportunità che le difficoltà altrui presentano per la propria espansione commerciale e politica.

E’ bene che chi si oppone ad una revisione del patto di stabilita’ si domandi fino in fondo quali saranno le inevitabili conseguenze per il futuro della UE e delle relazioni internazionali, per non finire come quel famoso generale che , non essendosi mai occupato di politica, dopo aver vinto tutto finì con il doversi suicidare.

Prof. Michele Partesotti

Lo studio getsemani

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insegnanti

Si tratta di uno studio su un campione significativo di dipendenti pubblici e di professionisti che evidenzia come le patologie psichiatriche e cliniche gravi colpiscano in modo di gran lunga maggiore gli insegnanti, anche rispetto a categorie a contatto con soggetti “delicati” , come medici ed infermieri

Qui di seguito cito la premessa allo studio che collego attraverso un link all’immagine qui sopra

Abstract Alcune categorie di lavoratori, a causa di particolari fattori stressogeni legati all’attività professionale, sono soggetti a rischio per la sindrome del burnout. Tale condizione è caratterizzata da affaticamento fisico ed emotivo, atteggiamento distaccato e apatico nei rapporti interpersonali, e sentimento di frustrazione. Autorevoli studi hanno accertato che tale affezione rappresenta un fenomeno di portata internazionale, che ricorre frequentemente negli insegnanti. Sono altresì rare le pubblicazioni comparative sulla prevalenza della sindrome del burnout nelle varie categorie professionali. Lo studio Getsemani, partendo dall’analisi degli accertamenti sanitari per l’inabilità al lavoro, svolta dai Collegi Medici della ASL Città di Milano nel periodo 1/92 – 12/01 per un totale di 3.049 casi clinici, ha operato un confronto tra quattro macrocategorie professionali di dipendenti dell’Amministrazione Pubblica (insegnanti, impiegati, personale sanitario, operatori). In controtendenza con gli stereotipi diffusi nell’opinione pubblica, i risultati dimostrano che la categoria degli insegnanti è soggetta a una frequenza di patologie psichiatriche pari a due volte quella della categoria degli impiegati, due volte e mezzo quella del personale sanitario e tre volte quella degli operatori. Pur non essendo a tuttoggi contemplata nel DSM-IV (classificazione internazionale delle patologie psichiatriche) è verosimile ritenere che la sindrome del burnout, quando trascurata, possa costituire la fase prodromica della patologia psichiatrica franca. Lo studio Getsemani approfondisce inoltre cause, fattori predisponenti, reazioni di adattamento individuale, aspetti sociali, ipotesi d’intervento nella classe docente, stratificata per livello d’insegnamento (scuola materna, elementare, media, superiore). Viene rilevata la necessità di ulteriori approfondimenti epidemiologici, affiancati da contestuali interventi operativi volti a contrastare tempestivamente la sindrome del burnout negli insegnanti. Si ritiene necessaria l’apertura di un dibattito che coinvolga istituzioni, parti sociali, amministrazioni scolastiche, associazioni di categoria, studenti, famiglie e comunità medico-scientifica, in ragione della portata e della multidimensionalità del problema che interessa gli ambiti sanitario, sociale, culturale, economico e istituzionale.

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NEO MERCANTILISMI

L’ impressionante crescita del surplus della bilancia dei pagamenti che ha avuto la Germania a partire dal 2000 ha visto parallelamente ad un progressivo disavanzo di paesi come la Francia e l’Italia fino al 2011.

La tendenza al peggioramento per Italia e Francia si è ridotta in misura limitata negli ultimi 3 anni, ma questo recupero non ha restituito ai paesi concorrenti della Germania nelle esportazioni verso gli Stati Uniti ed il resto del mondo la posizione che avevano prima dell’introduzione dell’euro

Ciò dimostra una volta di più che una crescita economica basata sulle esportazioni non garantisce uno sviluppo equo e ben distribuito , ma genera scompensi nelle economie dei paesi cui sono sottratte quote di esportazioni e che spesso sono oggetto di esportazioni crescenti dai paesi più aggressivi

Current Account Balance with the rest of the world EUR bilion

 

 Il fatto è che per la Germania l’euro è una moneta debole e questo, unitamnete alle crescenti risorse finanziarie che la fiducia dei mercati finanziari le ha riservato, ha dato un vantaggio enorme all’industria tedesca che si è accaparrata quote sempre crescenti di esportazione. Senza indagare nè sulla mala fede nè sulla stupidità di alcuno la tendenza sembra fuori controllo anche perchè non esistono più rimedi di tipo protezionistico e le economie meno posiszionate si indeboliscono sempre di più.

Questa situazione , congiuntamente al rigore nella spesa pubblica imposto in tempi di dura recessione, si è coniugata con una crisi della domanda interna che ha prodotto effetti devastanti sull’occupazione giovanile e sulla capacità dei paesi del sud Europa di riposizionarsi in un contesto di sviluppo equilibrato

 

CALIFORNIA DREAMIN

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california

California dreamin

Negli USA l’amministrazione Obama ha introdotto finanziamenti per 787 mld di dollari attraverso il “American Recovery and Reconstruction Act”,finanziamenti giudicati “sottodimensionati” da P. Krugman, e che pure hanno consentito di uscire da una grave crisi endogena

I dati sulla crescita della spesa pubblica in Europa invece  dimostrano chiaramente, a partire dai paesi più indebitati, che non c’è un legame di causa ed effetto tra taglio della spesa pubblica – crescita economica e diminuzione strutturale del debito,ma che casomai è l’aumento del gettito tributario dovuto alla crescita delle esportazioni con un alto valore aggiunto, che ha consentito alla Germania di mettere sotto controllo la spesa pubblica

Ma allora se si analizzano i trattati che secondo la Commissione impongono sempre  il taglio della spesa pubblica

l’art 2 co 2 del   TRATTATO SULLA STABILITÀ,.. prevede tra l’altro che Il presente trattato si applica nella misura in cui è compatibile con i trattati su cui si fonda l’Unione europea e con il diritto dell’Unione europea…”

e  l’art 3 del trattato di Lisbona su cui si fonda l’Unione prevede che

L’Unione …. Si adopera per lo sviluppo sostenibile dell’Europa, basato su una crescita economica equilibrata e sulla stabilità dei prezzi, su un’economia di mercato …., che mira alla piena occupazione e al progresso sociale,

E’ evidente che continuare su tagli programmati in periodi di mancata crescita economica  è controproducente perché è solo  una crescita economica di almeno 2 punti che può consentire di ridurre il debito senza compromettere la sostenibilità dello stato sociale e con esso l’economia sociale di mercato basata sulla piena occupazione.

Invece di temporeggiare in attesa della flessibilità di una Germania che forse ha anche questa virtù, ma non verso chi vuole affossare, i paesi europei ancora senza una crescita economica adeguata farebbero meglio tutti insieme a pretendere una politica di investimenti europei decente o, in alternativa, la sospensione del patto di stabilità, così come previsto dal patto stesso , quando i vincoli diventano insostenibili

QUANTI GIORNI SI VA A SCUOLA

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A SCUOLA

GIORNI DI LEZIONE NELLE SCUOLE PUBBLICHE EUROPEE

BELGIUM 180 184 g

DENMARK 200 G

ESTONIA 175 G

FINLAND 188 G

FRANCE 185 (2003) INIZIO SCUOLA 2 SETT / FINE IL 4 LUGLIO
– 2 SETT VACANZE AUTUNN
– 2 SETT NATALE
– 2 SETT CARNEVALE
– 2 SETT PASQUA/PRIMAVERA
– 9 SETT ESTIVE

GERMANY 200 G (2003)

HUNGARY 181 G

IRELAND 183 G

ITALY 200 G

NL 200 G (2003)

ROMANIA 177 G

SPAIN 175 5

TURKEY 180 G

GB 195 G (380 HALF DAYS)

EIRE 200 G

SCOTLAND 190 G

Statistiche pubblicate da Euridyce (2015)