Inflazione, lavoro e investimenti

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Una domanda forte e costante di beni durevoli combatte quella che in una logica keynesiana e’ una delle maggiori cause della disoccupazione: l’incertezza dell’investitore.

La stabilita’ del potere di acquisto favorisce la domanda di beni durevoli.

Gli investimenti per produrre di piu’ e a maggior valore aggiunto sono conseguenza di scelte influenzate dal costo dei finanziamenti e dalla domanda di beni durevoli.
In condizioni di sotto occupazione l’aumento della spesa pubblica non genera inflazione, ma crescita economica e in questa situazione i flussi monetari precedono e sostengono i flussi reali, quelli produttivi.

In estrema sintesi non si deve temere di veder aumentare gli interessi sui prestiti  a causa  di un’ inflazione causata dall’incremento della circolazione monetaria, perchè l’effetto inflattivo dell’aumento della circolazione monetaria e’ nullo quando la moneta viene utilizzata per investimenti che sostengono sia la domanda che la produzione, spostando verso l’alto il punto di equilibrio macroeconomico tra produzione e domanda .
In condizioni di stagnazione e grave sottoccupazione l’inflazione scende (in base alla curva di Phillips) e pertanto il rischio d’inflazione è inversamente proporzionale all’ utilizzo della capacita’ produttiva potenziale del sistema economico.
Allora bloccare la spesa pubblica, una spesa pubblica qualitativamente selettiva, è utile solo per chi vuole speculare sulle disgrazie altrui ,
Oltretutto l’aumento della produzione e dei consumi che segue gli investimenti pubblici è l’unico strumento efficace per mettere davvero sotto controllo il rapporto deficit – pil , attraverso un aumento del gettito fiscale reso possibile dall’aumento della produzione e non da interventi coercitivi.

Quindi , invece di tenere a freno i tassi d’interesse attraverso una improbabile programmazione monetarista  dell’inflazione, e’ urgente distribuire ricchezza, ma non in modo sporadico, bensi’ attraverso redditi da lavoro a tempo indeterminato, perche’ cosi’ si indirizza il risparmio, che e’ un’antidoto “naturale” contro l’inflazione, verso il consumo di beni durevoli .

In sistemi economici dove i consumatori hanno una vocazione al risparmio la stabilità del potere d’acquisto incrementa la domanda di beni durevoli senza scatenare l’inflazione e si creano così le condizioni per aumentare gli investimenti e la produzione, fino a quando esiste capitale tecnico ed umano di qualità a disposizione.

M.P.

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 Comuni ottimizzati

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 Ieri ha ascoltato con interesse la conferenza aperta al pubblico tenutasi presso la festa dell’Unità a Padova-Mandria con la partecipazione  di  Bersani e Zanonato dimissionari dalle cariche loro assegnate dagli elettori per motivi diversi in tempi recenti.
Ho condiviso lo spirito dei suoi interventi e mi è dispiaciuto non poter intervenire nel dibattito, specialmente quando il Sig. Zanonato ha detto che “non si possono fondere i Comuni senza una modifica della Costituzione”. Avrei voluto replicare che non è vero perchè la Costituzione all’art. 117 co.1 afferma che la potestà legislativa spetta allo Stato e alle Regioni , e pur stabilendo che sono di competenza  Regionale tutte le materie non riservate allo Stato non esclude che le leggi Statali si applichino in presenza di vuoto legislativo. Infatti nella prassi seguita alla modifica del titolo V, com’è logico e ragionevole, quando la Regione non ha legificato si sono  applicate le norme dello Stato.
Ora siccome tra i principi fondamentali c’è quello del decentramento amministrativo, è necessario che questo principio venga in ogni caso applicato perchè i principi qualificanti della Costituzione sono prescrittivi. Pertanto oggi è necessario che le Regioni, sentite le popolazioni interessate, provvedano ad accorpare e a modificare i nomi e le circoscrizioni dei Comuni ove le funzioni dei medesimi si possono esercitare con più efficienza ed efficacia in ambiti territoriali diversi da quelli attuali.
Quando non provvede a farlo la Regione è naturale e necessario che lo faccia lo Stato. Tale principio è stabilito anche nell’art. 120 che al co. 2 Cost. dove stabilisce che “il Governo può sostituirsi ad organi delle Regioni…. quando lo richiedono la tutela dell’unità giuridica o dell’unità economica..”
 Se le Regioni non procedono ad agire per riorganizzare le funzioni amministrative che devono gestire insieme ai Comuni è necessario che intervenga il Governo ed esso lo può fare solo attivando le proprie potestà in ambito legislativo: attraverso una iniziativa di legge che tenga conto della necessità di dare con urgenza attuazione a principio di buon andamento della pubblica amministrazione stabilito dall’art. 97.
Riassumendo, se il governo non ha il coraggio di muoversi dando applicazione a 5 principi costituzionali : decentramento amministrativo, sussidiarietà, buon andamento della pubblica amministrazione,tutela dell’unità giuridica ed economica, potestà legislativa dello Stato e lascia che le Regioni trascurino i loro doveri in ambito legislativo ed amministrativo, non dobbiamo meravigliarci se poi i cittadini o non vanno a votare o votano per la cosidetta antipolitica.
Cordiali saluti
Michele Partesotti

Modificare i di…

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Modificare i diritti

Modificare la sfera dei diritti delle persone genera quasi inevitabilmente conflitti che si risolvono sostanzialmente in due modi: o attraverso rapporti di forza o attraverso faticosi compromessi , lunghi e graduali.

Il caso del diritto al reintegro nel posto di lavoro per licenziamento ingiusto è uno di questi.

Per evitare di scivolare nel confronto basato sui rapporti di forza si devono far presenti alle parti le possibili conseguenze: i sindacati potrebbero forse dimostrare che i licenziamenti sono un problema marginale nella valutazione di chi deve investire,ma non potrebbero evitare che i mercati finanziari mettano in difficoltà il sistema economico italiano a dispetto della razionalità della loro posizione; gli imprenditori possono forse provare che la produttività è bassa anche a causa del comportamento dei dipendenti, ma questo non significa niente per chi si rende conto che è l’azienda a dover trovare le soluzioni organizzative migliori, scelte che devono passare con il consenso dei lavoratori. I politici non possono prendersi altre responsabilità per il dissesto finanziario del paese.

Allora o si lascia che l’Italia vada a pezzi, per la felicità dei seccessionisti che disarmati non sono, oppure si cerca un compromesso.

Io non sono un giuslavorisata,ma da umile insegnante di scuola pubblica credo che un’idea possa essere quella di prevedere delle modalità applicative nuove per la parte che riguarda il giustificato motivo oggettivo. Mi sembra che si possa ipotizzare un licenziamento individuale  nel caso in cui il giudice rilevi un comportamento reiterato dissonante e dannoso per la realizzazione degli obiettivi del gruppo di lavoro , manifestato attraverso azioni osservabili che mettono in difficoltà i colleghi e che , pur non rientrando nei casi previsti per le sanzioni disciplinari o per lo scarso rendimento, provoca contrasti , esclusione di soggetti meritevoli, atti di prevaricazione e quant’ altro. In questi casi sarebbe giusto confermare il licenziamento con una liquidazione.

Nel caso invece non sussistano i fatti di cui sopra andrebbe previsto un periodo di cassa integrazione a piena retribuzione e a spese dell’azienda ,per dar modo al lavoratore di ricollocarsi. Finito questo periodo il lavoratore dovrebbe poter scegliere tra il reinserimento nell’azienda in altra mansione e retribuzione o una congrua liquidazione.

In ogni caso quello che non va perduto è lo spirito dello statuto dei lavoratori e cioè la volontà di proteggere le persone, nella fattispecie i dipendenti, dai prevaricatori sia sul piano politico che sul piano professionale

Michele Partesotti

La corruzione s…

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La corruzione si combatte in tribunale, si combatte a scuola e si combatte nella società:
è vero quello che Antonio di Pietro suggerisce per per i tribunali, ma non basta, si deve anche coltivare una cultura della correttezza come antidoto giusto e necessario contro l’ignoranza , la paura ed il pregiudizio che ci impediscono di uscire una volta per tutte dalla crisi che ci attanaglia.
La nostra convivenza civile si basa troppo spesso su un “perdonismo” che poco ha a che fare con la parola di Gesù e molto con l’interesse illegittimo di chi evade .
Queste usanze , radicate in chissà quanti secoli di complicità tra malgoverno, corruzione ed omertà hanno portato e portano ad un’anarchia diffusa che giustifica culturalmente qualsiasi forma di prescrizione e di condono.
Dobbiamo vincere questa sottocultura lassista che ci corrode dentro, anche attraverso la riduzione della prescrizione nei processi, ma non solo: io propongo di eliminare la prescrizione per i reati fiscali, retroattivamente per gli ultimi cinque anni, per obbligare almeno i delinquenti a rispettare i loro impegni verso lo Stato e la società.
Michele Partesotti